Pietro Busalacchi in persona!Personalmente Pietro    io che parlo di me medesimo

 Questo spazio è un diario saltuario in rete non un blog nel blog. Non rispette quindi le regole generali della struttura classica di un weblog.
 Vi trascriverò poi, in calce ai miei interventi le e-mail che mi invierete alla casella di posta che ho creato dedicata esclusivamente a questo spazio: pietro@perpietro.com.
 Grazie per la vostra attenzione.

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Personalmente Pietroxxx

La Drummond ha addosso una blusa bianca e sotto un reggginette più scuro che ci si vede attraverso. Gli darei una bella strizzatina a quelle pere lì. Oh, soltanto per fargli un regalo, capito? Così avrebbe materia per sditalarsi un pò! Capisce dove ho gli occhi e fa tutta la scena di chiudersi la giacca. Seee, che c'hai voglia, vacca incinta demente.

Irvine Welsh, Il lercio

Quello che sto per scrivere è un Personalmente Pietro XXX quindi vietato ai minori per cui siete avvertiti i bambini a letto.  Eccezionalmente ho voluto reintrodurre i commenti. Vediamo cosa avete il coraggio di  suggerirmi.

Veniamo al dunque ("e fai presto", come mi dice sempre mia moglie).

Sono sposato dal 1996. Prima di tale data con la mia ragazza, attuale moglie, dovevamo accontentarci della nostra auto per  i nostri incontri. Il tutto da consumare in fretta, in vicoli bui, posti nascosti e il pericolo di incontri spiacevoli. Ma quella fretta, quel senso di pericolo incombente metteva ai nostri incontri il sale che non ci sarebbe mai più stato in seguito. Io invece pensavo che dopo il matrimonio quello che facevamo in quella macchina sarebbe stato nel "lettone" ancora più coinvolgente  sparendo il senso di pericolo e le scomodità dei sedili reclinabili di un'automobile. Illusioni, pure illusioni. Il talamo nuziale ha incominciato ad essere un campo di battaglia di dinieghi e sottili vendette.


Poi sapete, mia moglie è un tipo particolare lei per farlo, si insomma per fare l'amore, occorre dirglielo con 24-48 ore di anticipo in modo da "predisporla". Se un sera mi viene voglia di farlo senza averla avvisata prima apriti cielo. E tutta una sequela di lagnanze, "lo faccio ma solo con il corpo", "sei insaziabile", "ho mal di testa".

 E poi la contabilità del "prima". Si proprio far di conto: "Di nuovoooo? Lo abbiamo appena fatto tre giorni fai, cos'è non ti basta mai? Uffa che palle!".

E la contabilità del "dopo": "E con questo (n.d.r. tre-quattro minuti tra preliminari e coito) sei a posto per i prossimi due mesi."

Le mogli sapete, sono il peggior nemico dell'uomo, anzi come dice Pipolo (quello che fa sempre coppia con Castellano) la moglie è il nemico naturale dell'uomo. 

E soprattutto del suo pisello.

In fede, Pietro B.


p.s. Adesso avrete capito perché dedico tante "energie" al mio blog...


(11 Gennaio 2003)


Personalmente Pietro

La vita è questo scialo 
di tristi fatti, vano
più che crudele.

E. Montale, Flussi, da Ossi di Seppia

Le partenze delle persone care lasciano sempre l'amaro in bocca. Resta sempre il dubbio che un'altra vita sarebbe possibile, che non è giusto che le nostre decisioni passate si ritorcano contro di noi e i nostri cari e vadano nel verso che reputiamo sbagliato e che non volevamo.
Poi, girato l'angolo, veniamo riassorbiti dalla vita di ogni giorno e dalle nostre abitudini.
A mia figlia non è facile spiegare che i nonni non potevano stare tutto l'inverno con noi, che sono stati già molto, che se volevano ritornare era giusto che lo facessero. Senza troppi se  e ma. 
 A lei questi discorsi, queste giustificazioni non interessano, sa solo che a casa, con la madre che lavora siamo solo io e lei, non c'è più il nonno che le sbuccia l'arancia fino all'ultima pellicina né la nonna che l'aiuta a  comporre e colorare un puzzle. Solo io e lei. Lei tra un cartone ed un peluche, io con il mio computer, i miei giornali e i miei libri.
E tra qualche giorno, la scuola, la baby-sitter riassorbiranno anche lei in questo gioco al massacro che è la vita.

(3 Gennaio 2003)


Non è giusto Pietro, io so cosa significhi lo "strappo" che da grandi diventa condanna alle crisi abbandoniche. Ma non è colpa tua. Una volta c'era la FAMIGLIA, con le case grandi, anche se povere, e i nonni che morivano dentro casa, quietamente, serenamente, dopo aver accudito ai figlioletti dei figli con una pazienza mggiore di quanto non avessero gli stessi genitori Adesso chi può butta via i genitori... per questioni di invadenza, dicono, o di case troppo piccole e troppo care. Chi non può soffre il distacco proprio e quello dei propri figli e solo chi l'ha passato nell'infanzia può capire il trauma di un bambino costretto al distacco dei  nonni. E poi la frigida scuola e la ancor più frigida baby sitter. Mio nipote Giacomo, in mano a mille baby sitter, è diventato un assassino e ogni volta che in tivvù raccontano di qualche strage familiare ho sempre paura che si tratti di lui. Il problema è a monte, credo. Cioè nel fatto che NESSUNO lo si sente parlare di CASE! CASE, perdio! CASE! Case grandi con affitti accessibili a ritornare guscio sicuro per la famiglia intera. Ma già, queste cose a dirle son fuori moda da trent'anni. Perché chi combatte per LA CASA sottintende che combatte per la FAMIGLIA, per i vecchi che dentro la propria casa hanno il diritto di morire, accuditi dai figli e dai nipoti premurosi ad insegnare che il ciclo normale della vita ricomprende anche una morte serena per darsi il cambio quando si è troppo stanchi noi e troppo vogliosi di vivere i giovani. Ma la storia assurda della casa, da trent'anni, è diventata:
a) lo Stato me deve dadà la casa aggratis perché so' povero (salvo poi rivendersela, farla occupare abusivamente a suon di milioni e intanto comprarsi una bella villetta al mare (ho sempre le prove di quel che dico),
b) mi compro la casa, magari con i soldini messi a stento da parte dei genitori anziani. Una casa piccola però, perché costerebbe troppo se prevedesse una stanza in più per quei genitori vecchi e soli ai quali però ho scippato gli ultimi soldini.
E quei pochi che non vivono di rapina nei confronti dello Stato né dei propri genitori... se non hanno la mia "fortuna"  di NON averli più da trent'anni, i genitori,  soccombono quotidianamente alla malinconia del continuo strappo per sé e per i propri figli. Vogliamo parlarne, amico mio, in qualche forum? Ricordando non da ultimi i giovani. I quali in tutti i Paesi del mondo, salvo l'Italia, possono andarsene via da casa a quindici anni potendo pagare affitti bassissimi magari in piccole stanze che comunque insegnano la libertà, il senso di responsabilità, la maturazione di fronte a un affitto e alle bollette da pagare, la gioia di passare nottate folli tra amici. Non so che dirti Pietro. Di' alla tua piccola bambina che presto andrò a recuperarle l'intera Sicilia con i suoi nonni dentro per farci tornare tutti i suoi figli che l'hanno dovuta abbandonare!E' un sogno di una notte di mezzo inverno? I sogni s'avverano sempre, quando fanno parte del nostro mai rassegnato dienneà. Un bacio alla tua piccola, un bacio grande grande.
zia bea

Grazie Bea. Un bacio a te.



Personalmente Pietro

 

E' mezzanotte...
di Pietro B.

  ORE 20.00. Germana stava ripulendo i piatti utilizzando gli stessi tovaglioli di carta usati durante la cena. Come ogni sera Erasmo si apprestava a guardare il telegiornale. Da molti anni la casa di campagna rappresentava la fissa dimora dei Prestigiacomo. Immersi nel verde, dall'alto dei loro ottanta anni lì riuscivano a mantenersi attivi, in salute e a non dipendere da nessuno.

- Non potresti fare a meno delle notizie almeno per questa sera? Non ti andrebbe di parlare dei vecchi tempi? - disse Germana cercando di sottrarre il marito all'apatia che lo avvinghiava dopo il tramonto. Lui le rispose, rimestandosi goffamente nella poltrona posta di fronte al televisore, che non considerava quella una serata diversa dalle altre.
- E' la notte di San Silvestro. Non possiamo fare finta di nulla.
- Non devi fare finta. E' che non c'è proprio niente da festeggiare. - rispose lui, come parlasse solo con se stesso, fissando lo schermo televisivo.
- Tra poche ore sarà l'anno duemila.- sussurrò la moglie.
- Per quel che mi riguarda, non cambierà niente. - Appena sposati mi promettesti che se fossimo arrivati al duemila avresti organizzato una cena grandiosa... - Germana si fermò. Si rese conto che continuando avrebbe fatto riemergere, in tutti e due, l'angoscia che si sforzavano di rimuovere. 
- Non ho dimenticato quella promessa, però nei nostri sogni di allora ci vedevamo attorniati dai nostri figli. Non soli io e te. - adesso Erasmo urlava.
- E ne abbiamo quattro di figli! - Che ci vuoi fare. Sono lontani, non è facile per loro... 
Erasmo aveva sentito decine di volte le cose che la moglie stava per dire. Le ripeteva, come le preghiere serali, per consolarsi e, di questo lui ne era sicuro, senza poi crederci molto. Si erano sacrificati per i loro figli, tutti laureati, tutti sistemati e nessuno che avesse anche solo espresso il desiderio di trascorrere quella notte con loro per salutare uniti l'arrivo dell'anno duemila. 

ORE 20.30. Germana, finito che ebbe di governare la cucina si sedette nella poltrona accanto a quella del marito. Prese un libro, inforcò le lenti e si immerse nella lettura. Ben presto scivolò nel sonno. Erasmo imbambolato, si addormentò di lì a poco. 

ORE 24.00. In lontananza fuochi d'artificio saettarono nel cielo stellato. Dentro casa il televisore sfarfallava immagini di feste e celebrazioni in tutto il pianeta. I padroni di casa, profondamente assopiti, non si accorsero che la mezzanotte era arrivata. 

ORE 3.23. Germana aprì gli occhi. Si girò e vide il marito che respirava profondamente, con il volto illuminato dall'incerta luce irradiata dalle immagini televisive. Giudicò che fosse un peccato svegliarlo. Guardando l'orologio ebbe un sobbalzo. Erano le 3.23 del primo gennaio dell'anno duemila. Si consolò pensando che in qualche modo anche loro l'avevano salutato. Si rigirò verso il marito. "Che farò domani a pranzo per quel brontolone?", pensò accennando ad un sorriso. Senza darsi una risposta, si riaddormentò. 

FINE

Note: Scrissi questo racconto breve nell'estate del 1995 per partecipare ad un concorso del Corriere della Sera dal titolo"Sette per Sette, 49 righe per arrivare al 2000". Ovviamente non vinsi nulla, mi è solo piaciuto riproporlo qui a distanza di anni nel giorno del Capodanno 2003.

(1° Gennaio 2003)


(16-12-2002)

Un lavoro che si rispetti costituisce una parte importante della propria vita. Il mio lavoro non fa eccezione. Però il "grande capo" ha poco rispetto della dignità altrui e della professionalità che in mezzo a tanta mediocrità cerca di emergere. La menzogna diventa modo di essere, l'ambiguità nelle non-decisioni, che tiene aperta ogni strada, costituisce la regola. E così giorno dopo giorno il «lavoro» viene racchiuso in un bozzolo che lo isola dal resto, lo sterilizza, lo rende «altro» dalla tua vita.

E così ogni giorno è uno più di ieri.


Ehi Pietro! Perché Personalmente pietro è fermo al 12 dicembre? Ch'è successo? Un attacco improvviso di pudore? Perché non ci parli mai della tua Sicilia? Delle difficoltà che hai incontrato quand'eri a casa tua? del perché sei dovuto andare in quel maledetto Veneto che lo detesto financo io che so' nata là? Butta via il pudore Pietro, dalla finestra a Capodanno. E narraci, come il cronista che sei, la storia VERA di chi certe storie "meridionali" non l'ha viste in televisione, come me, ma l'ha vissute per davvero sulla sua pelle! Mentre t'aspetto con ansia e grande stima t'avverto che per ringraziarti d'avermi rimesso a posto il brog te ci'ò mannato alla romana ! Va' a legge va', si ciai coraggio... Con tutto l'affetto del mondo.
BuonAnnoBea

Come vedi mi sto dando da fare nel senso che ti auguravi tu.



(12-12-2002)

Nascendo
crescendo
ballando
odiando
ridendo
morendo
accade il mondo
succede la vita.

Nascendo si muore
morendo si vive.

Il tempo sovrano
che rende vano
chiunque voglia
varcare la soglia.

La vita che viene
iniziano le pene
tutti cerchiamo
soltanto il niente
senza sapere
cosa fare
senza amare
senza odiare.

Scritta da me. Migliaia di anni fa.


(3-12-2002)

Quando nel 1995 mi trasferì da Palermo a Modena, mi sembrò di entrare un un mondo diverso. Totalmente diverso. Le strade pulite, la gente garbata, i vigili severi, gli anziani attivi, il lavoro abbondante. Pian piano la consapevolezza che non tutto fosse perfetto si fece avanti ed è diventata piena coscienza. Nonostante questo non posso dimenticare l'enorme distanza che separa la realtà del Nord del paese da quella del Meridione. Come vedete anche in queste note personali ogni tanto fa capolino la realtà sociale. Che ci volete fare, è più forte di me... 


(29-11-2002)

Lapizia nel suo intervento del 26/11/2002 scrive sul perché un weblog non può essere un diario. Visto che lei non usa i "permalink" vi riporto integralmente quanto da lei scritto.

Perchè un blog non è un diario (again)
Perche' un blog non e' un diario? Perche' e' pubblico, inutile nasconderlo. Quando scrivi un diario sei praticamente certo che nessuno lo leggera' e scrivi davvero quello che ti passa per la testa in quel momento. Quando scrivi sul blog sei praticamente certo che qualcuno lo leggera' e non c'e' giustificazione che tenga, questo dato incide sulla tua scrittura. Ma non e' vero che sul blog si scrive per gli altri; sarebbe come dire che nei romanzi non c'e' verita' perche' ogni scrittore sa che verra' pubblicato. Invece la verita' c'e', ma e' "romanzata".
Sicuramente il diario e' piu' vero, perche' non ci sono filtri. Ma a chi interessa la cruda verita'? Chi non si annoierebbe a leggere pagine e pagine di un diario qualsiasi?
Il blog, a differenza del diario, suscita interesse. E lo scarto sta proprio nella consapevolezza che le nostre parole verranno lette. L' operazione di scrittura si fa piu' complicata quando si sa di essere letti perche', piu' o meno consapevolmente ed efficaciemente, si tenta una dissimulazione di cio' che vogliamo dire, che nel diario diremmo molto piu' direttamente e semplicemente. In questa dissimulazione sta tutta la bellezza del blog, il divertimento di chi scrive e l'interesse di chi legge. In questa dissimulazione sta anche l'artisticita' della scrittura, non solo del blog. Ogni romanzo e' la messa in forma artistica di pensieri e opinioni personali dello scrittore, che ben poco interesse susciterebbero se fossero spiattellate in poche righe. La forma serve a veicolare il messaggio, come l'aspetto voluttuoso di un cioccolatino. Se l'odore, il colore, il sapore non avessero importanza assorbiremmo carboidrati endovena invece di comprare Ferrero-Roche. Ecco, un diario personale e' come spararsi una flebo di una soluzione chimica che in quel momento ci serve. E' pura, diretta, utile al suo scopo ma assolutamente insapore. Un blog e' trasformare quella soluzione in una densa crema alla nocciola racchiusa in un guscio di cioccolato, fa lo stesso effetto ma procura piacere al palato.
Dare forma ai propri pensieri e' l'unico modo che chi scrive ha di far passare le sue sensazioni e quanto piu' e' capace tanto meglio riuscira' a descrivere, disegnare, elaborare l'aspetto e il sapore dei suoi pensieri Scrivere sapendo di essere letti e' percio' divertente, anche se faticoso. Proprio perche' ogni volta si gioca a mettersi alla prova nel tentativo di raggiungere l'altro attraverso un percorso che abbiamo scelto noi, tagliato su misura per il nostro pensiero...un po' come una complicata costruzione di domino, di cui si sistemano i pezzi considerando bivi e curve, salite e discese e che una volta attivato il primo pezzo deve funzionare e portare fino alla fine nel modo scelto da noi.
La cura dei dettagli in tutto questo gioco e' figlia dell'urgenza di scrivere, quando scrivere e' necessita', bisogno di raccontarsi per sapere di essere, sinonimo dello stesso pensare.

Blog Oltre e la sua recente appendice "Personalmente Pietro" è il tentativo mio personale di conciliare l'aspetto "informativo" con l'aspetto "personale" e il risultato è un continuo divenire e sperimentare, limare, ritagliare, aggiungere, togliere. Fino a quando ne avrò voglia e mi piacerà farlo. Ma un blog non è anche un pò dei suoi lettori?


(26-11-2002)

LE FESTIVITA' RUBATE...

Sono nato il 31 Maggio, come mia madre. Mio fratello si è sposato il 31 Maggio.
Il mio nome è Pietro come mia suocera (Piera).
Nella festa del papà (e sono papà di una bimba) festeggio nell'ordine:
- onomastico di mio padre (Giuseppe)
- festa del papà di mio padre
- onomastico di mia moglie (Giuseppina).
Mi sono fidanzato nel giorno del compleanno di mia suocera (16 Ottobre).
Mi sono sposato il 22 Agosto 1996: il 22 Agosto 1998 è nata mia figlia.

Non ho una mia festa. Tanti auguri a tutti!


Pietro, non farti usurpare la vita! Ma soprattutto, tieni presente la saggezza dei clown, per esempio quella di Jango Edwards che conclude i suoi spettacoli dicendo: "Today is a special day. And you know why? Because every day is a special day!" Ogni giorno è un giorno speciale... Giulio, ovvero Zu

Grazie Giulio. E' vero "every day is a special day". E va vissuto in questo modo.



(25-11-2002)

Giornata di merda. E cerco di vederla dal lato buono. Non è facile reggere nove ore in una situazione in cui tutti sono contro tutti. Causa: crisi di fatturato. Colpe ognuno pensa che ne abbia l'altro. Lavoro (sarei socio, con una piccola partecipazione) in una piccolissima azienda in cui il Grande Capo quando gli vengono le C.D.F.M. (Crisi Da Fatturato Mancante) inizia a prendersela anche con chi si permette di fare una pausa caffè. Magari lo stesso con cui si è intrattenuto miriadi di volte (e quindi per tanti minuti) a parlare dell'ultima prodezza del Modena. E la colpa è sempre di chi ci è sottoposto. Io che non ho sottoposti ma solo collaboratori non so con chi prendermela.

Magari con me stesso.


(24-11-2002)

Si credeva che Apollo, dio della medicina, fosse anche quello che mandava le malattie. In origine i due mestieri ne formavano uno solo; è ancora così.

Jonathan Swift, Pensieri su vari argomenti

Mi è sempre piaciuto esprimermi attraverso la scrittura. Mi trovo molto più a mio agio quando scrivo che quando parlo. Eppure non sono riuscito a fare di questa vocazione un mestiere. In realtà nessuna delle mie (troppe) vocazioni sono diventate mestiere. Ma non è detto che questo sia stato un male o che la mia vita sia tutta un rimpianto. Se oggi qualcuno mi dicesse "Lavoreresti per me nel campo di internet?", gli direi "No grazie!". Perché per me internet è il regno della libertà. E dove ci sono i soldi la libertà è anch'essa una merce. Per questo inorridirei all'idea di poter guadagnare qualcosa col mio blog. No grazie, per vivere preferisco... lavorare.


(23-11-2002)

E' vero quello che mi ha rimproverato ombra: Blog Oltre è troppo sbilanciato sul piano "giornalistico" e il lato personale, cioè quello che sono io con i miei pensieri, ansie, paure viene un po' eclissato. Per questo motivo ho voluto oggi aprire questo spazio.

 Vi dico subito che non è il mio forte, parlare di me stesso. Ci proverò, è una promessa.


Apertura su di te: hai fatto bene. Ti leggerò.
Giulio, ovvero Zu

Grazie Giulio.


Benvenuto tra gli umani, Pietro. Grazie, è bellissimo questo Personalmente Pietro. Nt'AZZARDA' A SMETTE! E non è vero che il tuo mestiere non sia da scrittore. Solo che in quest'inflazione di FintoArtisti... c'è poco spazio per i veri! Hai capito adesso perché so' sempre ncazzata? Ti voglio bene. Bea
p.s. t'ho già pubbricizzato su mariemarion, continuerò a farlo con gioia totale! Saluti a Noblogo...

Vedrò di fare il possibile...Grazie anche a te Bea.