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:: San Giuliano di Puglia (Campobasso) ::

Apre il nuovo San Giuliano. Di legno
di Giovanni Di Tota*

 Berlusconi oggi inaugura 143 chalet nel paese colpito dal sisma. Ma la ricostruzione è ferma. Un villaggio provvisorio realizzato grazie alla solidarietà degli italiani. Il bluff del governo.

Lo aveva detto lasciando il paese, due giorni prima di Natale, che sarebbe tornato ad inaugurare il villaggio degli «chalet», a San Giuliano di Puglia. A cinque mesi dal terremoto che ha colpito il Molise, però, la fase dell'emergenza non è ancora conclusa. Nel comune simbolo del sisma del 31 ottobre, intorno alla nuova scuola Jovine, sono state sistemate 143 casette di legno. Ognuna ha un vialetto di ghiaia davanti all'ingresso. Ci abitano circa 300 famiglie. Sono le persone che fino a poche settimane fa hanno vissuto nelle roulotte. Un altro centinaio di famiglie è ancora nei residence della costa, messi a disposizione degli sfollati che non avevano accettato la sistemazione negli accampamenti. Per loro dovranno essere costruite altre cento case in legno.

In via delle Rose, piazza Garofani, via Ciclamini, oggi gli abitanti del «villaggio» circolano tra le casette, dove per indicare le strade sono stati scelti nomi di fiori. Il clima che si respira, in questo inizio di primavera che qui non è mai dolce, è quello dell'attesa. La gente si aspetta la legge sulla ricostruzione, non ancora predisposta dal governo. Il timore di molti è che San Giuliano non venga ricostruita, e che tutto si fermerà al paese provvisorio.

Il presidente del Consiglio, oggi, darà la sua «benedizione» ai lavori che sono andati avanti senza intoppi. La notizia del suo arrivo a San Giuliano è stata tenuta riservata fino a ieri. Berlusconi sarebbe voluto arrivare senza clamori nel paese più colpito dal sisma, poi la voce della sua visita è trapelata. E, per primi, si sono organizzati i movimenti, i no global, i disobbedienti. Insomma, quello che ormai si chiama il popolo della pace, che manifesterà il proprio dissenso per la posizione assunta dal governo italiano nella guerra all'Iraq. Ma l'annunciata contestazione sarà anche verso l'atteggiamento del governo nei confronti delle zone colpite dal terremoto.

Il «modello Molise», quello che avrebbe dovuto costituire un esempio da imitare, secondo il centro sinistra, si è rivelato inesistente. Non è stata ancora predisposta una legge apposita per la ricostruzione dell'area terremotata, e i soldi per gli interventi sugli edifici danneggiati vengono assegnati sulla base di ordinanze specifiche. «La legge sarà pronta alla fine di aprile», ha dichiarato il presidente della Regione, il forzista Iorio. Ma, gli abitanti di San Giuliano e degli altri comuni colpiti, fino ad oggi, hanno visto solo la mano della solidarietà. Quella dello Stato è rimasta dietro la schiena, pronta però ad essere esibita nelle cerimonie ufficiali. Come quella di oggi, dove Berlusconi inaugura il villaggio degli «chalet» che in realtà hanno sulle facciate le targhe di Canale 5, del Corriere della Sera, della Caritas. La maggior parte delle case è stata infatti realizzata con i fondi della solidarietà, piovuta sul Molise come un fiume inarrestabile. E su questo il centro sinistra si prepara a dare battaglia.

Anche sui soldi della beneficenza, le polemiche non mancano. «Molti credono - dice il vice sindaco di San Giuliano, Massimo Di Cera - che qui siano arrivati tutti i soldi degli italiani, ma la realtà è diversa». La realtà è che sul conto corrente del comune ci sono poco meno di tre milioni di euro, mentre gli altri soldi, una montagna di denaro, non si sa dove siano finiti: «Stiamo organizzando una ricognizione - aggiunge Di Cera - proprio per risalire a tutti quelli che hanno organizzato raccolte benefiche, certo è che dei soldi degli Sms o della Caritas, quelli dell'associazione dei comuni o delle altre iniziative noi non sappiamo cosa ne sia stato. Chiederemo conto, una volta individuati tutti i soggetti, di come quei fondi sono stati impiegati. Per adesso - conclude il vice sindaco - aspettiamo le altre casette, in attesa di riportare la gente nelle loro abitazioni».

[*Da Il Manifesto - 28/3/2003]


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