Così le industrie farmaceutiche corrompono i medici di
famiglia. Circa tremila indagati in tutta Italia. Il business della salute tra
il mare e il sole delle località esotiche.
Viaggi premio in località esotiche, vini
pregiati, computer e impiantì hi-fi. Il tutto in
cambio di prescrizioni di farmaci. Un gioco
semplice, gestito, stando alla magistratura, da
una delle multinazionali delle medicine, la
Glaxo, che con simili benefit avrebbe
invogliato migliala di medici a prescrivere
farmaci di sua produzione.
In concomitanza
con questa accusa sono venute alla luce altre
indagini a carico di alcuni primari accusati di
aver percepito tangenti da produttori di valvole cardiache, rivelatesi difettose, impiantate in
interventi di cardiochirurgia. Emerge un quadro di assieme devastante che induce a
pensare a una corruzione generalizzata della classe
medica italiana.
Mario Falconi, segretario
nazionale del sindacato Fimmg (Federazione
italiana medici generici), è perentorio: «Non
possiamo tollerare che dei mascalzoni gettino
discredito sui tutti i medici onesti, che sono la stragrande maggioranza e che ogni giorno si
dedicano con impegno professionale ai loro
assistiti. Vero è che da tempo noi stiamo richiamando l'attenzione del ministero della
salute sul problema dei rapporti con gli informatori, il comarkeeting e la
prescrizione.
Se qualche medico si è comportato in maniera
illecita - aggiunge Falconi - deve essere
cacciato. E anzi, se per caso ci fosse qualche
collega iscritto alla Fimmg che non ritiene la
questione morale prioritaria allora lo inviterei a
cambiare sindacato».
La situazione è molto
complessa. Cerchiamo di ricostruirne le tappe
fondamentali.
Prendiamo il caso di chi viene operato a causa
di un'ulcera perforata dello stomaco, nel
migliore dei casi trascorre una settimana, dieci
giorni, in ospedale. Al momento della
dimissione, sulla lettera indirizzata al medico di
famiglia troverà indicato un farmaco di nome
Zantac, il cui principio attivo è l'omeprazolo,
in commercio in compresse per la copertura
gastrica. Il medico di famiglia non potrà
prescrivere il farmaco indicato dall'o-pedale,
perché non conforme ai protocolli della
Commissione unica del farmaco ai quali i
medici generici debbono attenersi rigidamente.
E lo Zantac sarà sostituito dall'Omeprazen, che
contiene lo stesso principio attivo.
Prima
domanda: com'è possibile che se i medici
curanti sono legati a rigidi protocolli
prescrittivi, gli ospedalieri abbiano la piena
libertà di non rispettarli? Seconda domanda:
abbiamo citato due farmaci - Zantac e Omeprazen - ma avremmo potuto parlare anche di
Antra, un terzo nome con lo stesso principio
attivo. Perché uno piuttosto di un altro? Una
segnalazione partita dal ministero della Salute
avrebbe dato il via a un'inchiesta.
È cominciata così l'"operazione Giove", condotta
dalla procura di Verona, con settanta persone
indagate: trenta i camici bianchi accusati di
"comparaggio": quaranta gli informatori farmaceutici per i quali si parla di corruzione. Ma
le persone coinvolte in inchieste analoghe
sono quasi tremila, in molte regioni: oltre a
medici e informatori, farmacisti, operatori
sanitari, dirigenti di aziende, istituti ed enti
ospedalieri. Sono stati perquisiti centinaia di
studi medici e di uffici in varie città e
sequestrati migliala di documenti, di computer e floppy disk.
Nell'occhio del ciclone c'è il
colosso farmaceutico Glaxo Smith Kline Spa,
nato dalla fusione di due aziende inglesi: due
sedi in Italia, a Verona e a Parma, oltre
duemila dipendenti nel nostro paese e un fatturato di 450 milioni di euro. Angelo De Rita,
rappresentate degli informatori scientifici, ha
denunciato da tempo la prassi di
"comparaggio", invitando alla «creazione di un
albo con l'obiettivo di rafforzare la pressione
deontologica sugli operatori. Anche se -
sottolinea De Rita - l'informatore scientifico
non vende farmaci, semplicemente perché il
medico non li compra. Quello che noi
vendiamo è un'idea terapeutica. Le azioni
illegittime attuate dal settore sono ancora poche, ma non per questo trascurabili».
Dov'è
che la legalità del sistema informatore-medico-
paziente è venuta meno? Il meccanismo è
ingegnoso. Un medico di famiglia lo racconta:
«Le multinazionali dei farmaci affidano ad una società scientifica il compito di
condurre un'indagine per rilevare effetti, desiderati e non, dei medicinali prescritti.
Un'attività denominata farmacovigilanza. La
ditta incaricata distribuisce schede ai medici
che dovrebbero servire a rilevare il numero di
medicinali prescritti e le reazioni dei pazienti.
Per ogni scheda compilata - chiarisce il nostro interlocutore - un "gettone" di
ricompensa. Così si premia, e si controlla allo stesso
tempo che l'incentivo sia andato a buon fine.
Ossia che il medico abbia effettivamente prescritto a piene mani il farmaco da spingere».
Alcuni camici bianchi avrebbero incassato
dalla Glaxo fino a centomila euro in un anno,
mentre altri sarebbero risultati iscritti in un libro-paga dell'azienda con un mensile di circa
sei-settimila euro. Più aumenta la capacità di
prescrivere, più cresce il potere di contrattare
con lo Stato super-incentivi. «Non sono nate
per questo -
continua il medico - ma in alcuni casi servono
anche a questo, le cooperative che soppiantano
il classico studio del singolo medico di famiglia. Alcune sono formate da 50-60
professionisti ma a tirare le fila sono solo in quattro o
cinque. Sono loro che trattano con gli informatori, facendo salire alle stelle le
prescrizioni
di un farmaco piuttosto che di un altro. Una
spinta che può valere anche migliala di scatolette e che si ricompensa in base a veri e
propri
tariffari».
Gadget e viaggi premio, ovviamente,
elargiti sotto forma di ricompense per "studi
clinici" sui medicinali già in commercio. Il
ministro della Salute, Girolamo Sirchia, ha
decretato con un provvedimento speciale nuove
sanzioni per chi raggira Asi e ospedali, fino a
prevedere il carcere nei casi più gravi. Inoltre, a
livello regionale sta prendendo corpo la
creazione di una task farce della polizia
tributaria della Guardia di Finanza, che
sottoponga al vaglio le prescrizioni di Asi,
medici di famiglia e ospedali. «Un decreto -
secondo Mario Falconi - che il ministro ha ben
pensato di dettare senza consultare nessuna
delle parti in causa.
I curanti, e non è una
minaccia - precisa il sindacalista - sono pronti
da domani a rinunciare a prescrivere farmaci
con nome commerciale, bensì usando il solo
principio attivo, com'è in uso in gran parte
dell'Europa già da tempo». Anche la
controparte, nella persona di Angelo De Rita,
denuncia un'estromissione da parte del
ministero: «È vero, il ministro Sirchia non può
pensare che una operazione di polizia da sola
contribuisca in qualche modo a risolvere il
problema. Bisogna andare alla radice e insieme
riformare il sistema partendo da nuovi rapporti
tra Stato, gruppi farmaceutici e Sistema
sanitario nazionale. La magistratura deve andare
avanti nel suo lavoro e il governo deve pensare
al proprio ruolo esecutivo».
TopTen
Ecco i dieci farmaci
maggiormente prescritti in Italia e il rispettivo
fatturato annuo in euro
Norvasc 260,444
Enapren 253,025
Rocefin 167,900
Eprex 154,684
Antra 146,022
Omeprazen 143,654
Cardioaspirin 140,564
Cardura 133,967
Mepral 129,608
Tavor 125,386
STATI UNITI - La mazzetta passa attraverso gli sconti
I guai per la Glaxo, dopo l'inchiesta aperta in Italia, arrivano anche dagli Stati Uniti.
Lo Stato di NewYork ha citato in giudizio i colossi farmaceutici Glaxo Smith Kline e
Pharmacia. Le due multinazionali sono imputate di avere concesso a medici e farmacisti grossi sconti sull'acquisto dei loro prodotti,
consentendogli di frodare sia lo
stato che le assicurazioni
nell'erogazione dei rimborsi.
In base al sistema medico
Usa, infatti, le società farmaceutiche stabiliscono un
prezzo per i propri prodotti, su
cui il governo e le compagnie
assicurative determinano
l'entità degli indennizzi da
inviare a dottori e farmacie per
gli acquisti compiuti. Oltre ad
allargare in maniera
esponenziale l'utenza e gli introiti delle due società, la truffa
ha permesso a migliala di
medici e farmacisti di acquistare prodotti a costo inferiore rispetto a quello
comunicato alle autorità, intascando di fatto tutta la differenza relativa ai rimborsi,
pagati in parte dalle tasse dei contribuenti.
A complicare la
posizione giudiziaria delle due
case è il fatto che le medicine in questione appartengono alla classe di antitumorali e antidolorifici usati per
mitigare gli effetti collaterali
della chemioterapia.
(fonte: Avvenimenti - n°11/03)