Interventi

:: Antonio Di Pietro ::

Una decisione immorale, vogliono audizioni pubbliche
Intervista a Antonio Di Pietro di  Luana Benini*

ROMA Il testo adottato per la commissione di inchiesta su Tangentopoli? «È un provvedimento immorale». A volerlo «sono tali e tanti soggetti in conflitto di interessi» che l’attività della commissione e soprattutto del Parlamento è già segnata da «vizi e mancanza di terzietà fin dal primo atto».


Perché immorale?
«È immorale che rispetto a fatti conclamati e accertati (Tangentopoli non è stata una invenzione dei magistrati ma un sistema di ruberie a tappeto) si mettano sotto inchiesta i magistrati invece di allontanare dalla politica coloro che hanno rubato. È immorale ma non è una novità, perché in questi anni i magistrati sono stati messi sotto accusa ampiamente. Vorrei ricordare le due ispezioni ministeriali a Milano, i due interventi del Csm, il controllo parlamentare del maggio del 1996. Tutto in base all’accusa che eravamo mossi da soggetti esterni. Tutto nel quadro di una operazione di delegittimazione. Siamo anche stati processati due volte dalla magistratura di Brescia. Denunciati e giudicati dalla Corte di giustizia europea...».
Una commissione strumentale?
«È presto detto. Vi sono 40 e passa parlamentari che sono anche avvocati. Oltre il 15% dei membri di questo Parlamento ha interessi personali diretti o indiretti. Non essendo stato risolto il problema della ineleggibilità c’è anche una miriade di altri soggetti ricattabili che se non si comportano in un certo modo potrebbero essere chiamati in causa dai loro vicini di banco o da quelli che sono rimasti a casa. Insomma questo Parlamento non è moralmente legittimato a decidere su una questione del genere».
Di Pietro si mette anche lei a lanciare messaggi? Di chi sta parlando?
«Basta andarsi a rileggere Cirino Pomicino: in uno dei suoi ultimi libri manda dei messaggi chiari e precisi a personaggi politici di primo piano per dire che è in grado di provare i favori economici ricevuti. Ma farò nomi e cognomi se verrò chiamato dalla commissione...»
Allora si sta preparando a combattere?
«Posso dirle che sono amaramente contento e pronto a rilanciare. Perché non ho alcuna intenzione di attaccare le scarpe al chiodo o di arrendermi. Una inchiesta di questo genere non può prescindere dalle audizioni dei protagonisti. E i protagonisti, se permette, non possono che essere coloro che hanno avuto un ruolo nelle inchieste su Tantentopoli. Non potranno fare a meno di chiamare me, Caselli e tanti altri. E noi andremo lì con casse di documenti affinché il Parlamento li possa conoscere. Per quanto mi riguarda ho una richiesta ben precisa: che le audizioni avvengano a porte aperte, siano ascoltate in diretta affinché l’opinione pubblica possa seguire il processo a Mani pulite».
L’obiettivo esplicito della commissione è quello di dimostrare che c’è stato un uso politico della giustizia.
«Mani pulite non è stata una guerra fra bande. Ci sono magistrati che hanno fatto il loro dovere senza essere stati eterodiretti da nessuno. Invece, dall’altra parte, ci sono state persone che invece di difendersi nel processo si sono difese dal processo, attivandosi per presentare testi falsi, per delegittimare i magistrati. Mi propongo di segnalare tutto quello che hanno fatto, per delegittimare Mani pulite, l’attuale presidente del Consiglio, Cesare Previti e una miriade di altre persone. Indicherò e documenterò, carte alla mano, i tanti favori economici pervenuti a personaggi in cerca d’autore indotti a dichiarare fatti inesistenti e sconclusionati. Fatti rilanciati da pseudo giornalisti asserviti».
Secondo il testo adottato, la commissione di inchiesta potrebbe richiedere atti e documenti anche di procedimenti in corso che i magistrati interessati non potrebbero rifiutare. Cosa ne pensa?
«Mi sembra l’istituzione di un quarto grado di giudizio. Per giunta questa volta gli imputati rischiano di diventare giudici dei loro giudici. Cosa facciamo? Mentre si stanno facendo indagini su esponenti del Parlamento, il Parlamento chiede gli atti per mettere al corrente gli interessati? Evidentemente un provvedimento del genere è incostituzionale. Ma soprattutto, ripeto, è immorale, ha solo lo scopo di conseguire sul piano politico una impunità impossibile sul piano giudiziario. Ed è solo l’ultimo tassello. Ogni giorno si prendono provvedimenti sulla base di interessi particolari».
La linea dura sulla commissione di inchiesta è la riprova che nella maggioranza non esiste davvero volontà di dialogo?
«Come si fa a dialogare? Per la maggioranza il dialogo è solo una scusa per far passare decisioni già prese a tavolino da una cerchia di impuniti. La commissione è la risposta che hanno dato a Favara...»
Il procuratore generale della Cassazione ha auspicato un rapporto meno conflittuale fra politica e magistratura...
«E loro per tutta risposta si sono fatti un grado autonomo di giurisdizione con il compito di giudicare la magistratura».
Eppure premier e vicepremier due giorni fa hanno fatto i complimenti a Favara.
«Pubblicamente lisciano il pelo e privatamente colpiscono. Vorrei ricordare a questo centro sinistra ancora anchilosato (ieri Parisi continuava a dire che bisogna dialogare sulle riforme) che a questi signori non gliene frega niente del contributo dell’opposizione. Vogliono solo portare avanti ciò che immoralmente fanno a loro uso esclusivo. Adesso stanno preparando un paracadute per ciò che potrà accadere il 24 gennaio».
Cosa accade il 24 gennaio?
«Il 24 gennaio la Cassazione decide se spostare o meno il processo a Berlusconi. E se non lo sposta? Meglio far nascere un polverone sulla giustizia. Meglio buttarla in politica...».

( * Fonte: L'Unità -  15 Gennaio 2003)