In Italia i siti personali sono già 3 mila. Una febbre contagiosa. Ecco
come si diffonde
All’inizio del 2002 in Italia se ne contavano soltanto
300. Dopo sei mesi erano diventati mille. Oggi hanno
raggiunto quota 3 mila. E crescono al ritmo forsennato
di cento al giorno. I blog, pagine Internet
autocostruite e autogestite a metà tra diario
personale, newsgroup e sito di informazione non sono più
un affare per pochi iniziati, giornalisti o smanettoni
entusiasti di tecnologia e Rete. Ormai rappresentano un
fenomeno sociale che si espande a macchia d’olio come
un virus, una febbre contagiosa. Che non risparmia
nessuno: analisti finanziari, neurologi, ex prezzemoline
televisive, preti, pescatori, onorevoli, scrittrici.
Tutti vogliono avere un blog.
All’origine del boom c’è il passaparola, un
meccanismo incontrollabile e libero di informazione
orizzontale tipico della Rete. Ma c’è soprattutto la
facilità del mezzo: per farsi un blog non serve
conoscere i linguaggi di Internet, basta collegarsi a
uno dei siti che offrono il servizio. In meno di cinque
minuti chiunque può disporre una sua pagina web
personale sulla quale pubblicare in tempo reale i
cosiddetti “post”: notizie, storie, opinioni,
commenti, link. Dallo scorso 25 ottobre, data in cui
(primo in Italia) il sito Splinder.it
ha messo on line un programma che consente a chiunque di
creare in poche mosse uno spazio virtuale proprio e
autonomamente gestito, sono nati 1.100 nuovi blog e il
traffico di contatti sul sito registra un incremento del
20-30 per cento ogni giorno. Situazione analoga per Clarence
che ha debuttato con un servizio simile (Clarence Free
Blog) il 18 dicembre, e che, due giorni dopo, ne
ospitava già 250. Presto anche il portale Kataweb
offrirà ai suoi visitatori la possibilità di
costruirsi un blog. E tutti vogliono averne uno: la
valanga è solo all’inizio e sconta in Italia un
ritardo di quasi due anni rispetto agli Stati Uniti, in
cui l’esplosione ebbe inizio già nel 2000. Già, ma
una volta conquistato il proprio spazio globale sulla
rete, che cosa ci si mette dentro? A cosa serve avere un
blog, a parte soddisfare la propria vanità personale? A
tutto, o quasi. C’è, ad esempio, il parlamentare che
lo usa per dialogare con il suo collegio, mostrando agli
elettori quanto è bravo e quanto lavora, come il
forzista Antonio
Palmieri, che offre online la cronistoria, caffè e
spuntini compresi, delle sue giornate in Parlamento. Ci
sono i militanti di partito (come i diessini di Modena: dsmodena)
che propongono weblog collettivi sperando di fare
campagna elettorale. C’è il fanatico di pesca con
esche artificiali Michele
Marziani che rivela quali sono i suoi torrenti
preferiti per portare a casa tante grasse trote. Ma ci
sono anche gli Gli
Amici del Prosecco, un gruppo di buontemponi
goliardi e golosi che si scambiano appuntamenti per
cicchetti e “prosecco hour”.
Una fonte d’ispirazione non secondaria, nel mondo dei
blog, è la fede in Dio. Così, per esempio, si trova il
giovane diacono tecnologicizzato, don Daniele D’Evia,
che aggiorna il suoPortale
Cattolicoda Taranto, aggiungendo giorno per giorno
post di commento ai messaggi del papa, notizie di
avvenimenti religiosi, ma anche informazioni dal mondo
del volontariato. Meno smaliziato tecnicamente, ma più
genuino Don
Rosario che, in un paese vicino a Cefalù, in
Sicilia, pubblica, dal suo pulpito virtuale, preghiere e
le riflessioni che riserva ai fedeli nell’omelia del
giorno. Menorah
invece è un weblog collettivo, aperto a tutti, in cui
si discute di identità ebraica e si cerca un dialogo
con gli arabi. Poi ci sono i buddisti.
Un blog, anzi “un postmoderno Zibaldone”, come lei
lo definisce, lo ha aperto pure Sonia
Cassiani, fanciulla bionda ed eterea, già assidua e
logorroica ospite del salotto di Maurizio Costanzo.
Colta al volo la libertà di parola di cui si gode nella
zona franca dei weblog, la oggi “blogorroica”
Cassiani non s’è fatta sfuggire l’occasione per
tornare a fare la tuttologa, anche se per una platea
fatta di naviganti e non più di telespettatori.
Del resto siamo nella blogosfera, nell’Internet di
parole, dove poco importa di immagini, animazioni e
flash. Dove ogni voce ha la stessa dignità, ogni
argomento si pone sullo stesso livello, ogni commento è
lecito. Il nuovo taglio di Nicole Kidman segnalato su un
blog dedicato ai capelli
vale il resoconto della manifestazione contro il ponte
sullo Stretto pubblicato da "Never
Under The Bridge", pagina di protesta contro la
costruzione della grande opera tra Sicilia e Calabria.
C’è anche il sesso nei blog, naturalmente, ma è
piuttosto soft e legato a comunità particolari e
numerose, come quella degli amanti del bondage,
che si scambiano in linea storie ed esperienze. Intanto,
i 3 mila e più blog italiani rivelano un mondo in
continua espansione. Queste cifre, destinate ad
aumentare nei prossimi mesi, farebbero pensare a nuove,
redditizie, potenzialità della Rete. Anche se, per
adesso, nessuno ha capito come si guadagna con i weblog.
Splinder, che nasce da una costola di Bloggando,
il motore di ricerca dei blog italiani, vive grazie al
lavoro notturno e alla passione di un gruppo di
trentenni che non hanno deciso se trasformare il loro
passatempo in un lavoro vero. Non è chiaro su quale
punto fare leva per generare profitto; di certo i blog
rappresentano una sistema di publishing agile e nuovo
che potrebbe fare gola a molte aziende. Proprio dalle
applicazioni aziendali potrebbero arrivare i primi
guadagni. Ma è presto: in questo momento la
destinazione principale dei weblog è amatoriale. Anche
Clarence, portale on line dal 1996 con 100 milioni di
pagine visitate al mese, si mantiene fedele a questo
spirito, come spiega Gianluca Neri, ex di Cuore, tra i
fondatori del portale:«Nell’iniziativa Free Blog non
ci sono fini commerciali di vendita né statistici,
volti a generare traffico».
In questo senso i blog si collocano sul versante del
free Internet, dal lato opposto dell’idea di una Rete
a pagamento e danno corpo, e parole, al Web libero,
gratuito e privo di censure, nella pluralità e
diversificazione infinita delle idee, delle opinioni,
degli usi, dei costumi. I blogger vivono di scambi,
discussioni, rimandi da una pagina all’altra, continue
interazioni, richiami reciproci, link, attacchi
personali e rappacificazioni. Luca Sofri, giornalista e
autore di Wittgenstein
rassegna stampa elettronica con mille lettori al giorno,
commenta: «Attorno a quattro-cinque pionieri si sono
andati aggregando cerchi concentrici successivi formati
da altri weblog, assolutamente diversi l’uno
dall’altro». Ciascuno contiene in sé un nuovo
potenziale utilizzo del Web. E infatti c’è chi sul
blog dà lezioni di spagnolo,
inventando forse involontariamente una nuova modalità
di formazione a distanza. C’è poi chi fornisce
consulenze finanziarie su old e new economy, come
l’analista Marco
Contini e chi, come Reihnard Wilhelm Prior,
neurologo tedesco di stanza a Bari per motivi coniugali,
risponde su "Neurologia.it"
alle domande che gli arrivano dalla Rete, approfondendo
e divulgando interattivamente notizie e tematiche
mediche ancora poco note.
Se il weblog è un modo per filtrare, selezionare e
diffondere notizie, è anche un mezzo per aggregare una
microcomunità: intorno a un leader, a un argomento, a
un problema, a un luogo. Non è un caso se, da giugno
dell’anno scorso a oggi, sono cresciuti anche i blog
locali, quelli che nascono per parlare di un quartiere,
di un paese, di una regione. Pionieri in questo ambito
sono stati "Crocevia.net"
, pagina milanese, "Bergamoblog"
e "Pangea",
blog varesino, emulati in seguito da altre comunità
locali, soprattutto nel Sud. Così oggi anche Vieste,
Modugno
e Sibari
sono in linea e utilizzano il blog come strumento di
autopromozione, soprattutto turistica.
Uno strumento di semplice utilizzo e gratuito che,
sottolinea la scrittrice Francesca
Mazzucato, recentemente convertitasi ai blog, «sviluppa
la sfida della tecnologia popolare, della Rete fatta per
chi non vuole dipendere da niente».
Sull’onda dell’entusiasmo per la tecnologia facile e
veloce, c’è anche chi inaugura weblog celebrativi
della nascita di un pargolo, come ha fatto il padre di
“Fagiolino”, tal Paolo
Dall'Orso, orgoglioso neogenitore. Con spirito
politico- goliardico tal Umberto
Baggiani ha aperto un blog “deberlusconizzato”
per farsi aiutare a costruire casa: chiede consigli e
anche sottoscrizioni sul conto corrente. I blog si fanno
anche per gioco. Non solo. Clarence ha inserito, tra le
categorie dei blog che ospita, anche “Stranieri”, un
invito all’integrazione per via mediatica.
Micromarketing, promozione, proselitismo religioso,
divulgazione, semplici chiacchiere, segnalazione degli
scioperi nei trasporti, scambio di consulenze tecniche,
gruppi di auto-aiuto: sono solo esempi di quello che si
può fare con un blog. E negli Usa già si parla dei “Vlog”,
cioé videoblog con filmati da scaricare, più o meno
domestici o professionali.
Ma come tutte le rivoluzioni, anche quella dei blog
potrebbe presto esaurirsi o istituzionalizzarsi. «Il
rischio», osserva Carlo Formenti, saggista e studioso
del rapporto tra nuove tecnologie e dinamiche sociali,
«è quello insito nella sensazione di totale libertà e
onnipotenza data dai blog. Probabilmente, come già ora
accade in America, i blogger andranno incontro a censure
e contraccolpi di tipo giuridico o politico».
Potrebbero arrivare querele, per esempio, o limitazioni
della libertà di espressione. Le conseguenze? «Maggiore
attenzione e autocensura», continua Formenti, «e poi
una scrematura fisiologica (oggi circa il 60 per cento
dei blog è costituito da diari personali) che eliminerà
la fuffa e premierà i weblog più utili, quelli di
servizio, consolidandoli su livelli di alta
professionalità».
( * Fonte: L'espresso - 9 Gennaio 2003)