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:: Articolo de L'Espresso ::

Dieci cento mille blog
di Francesca Reboli*

 
In Italia i siti personali sono già 3 mila. Una febbre contagiosa. Ecco come si diffonde

All’inizio del 2002 in Italia se ne contavano soltanto 300. Dopo sei mesi erano diventati mille. Oggi hanno raggiunto quota 3 mila. E crescono al ritmo forsennato di cento al giorno. I blog, pagine Internet autocostruite e autogestite a metà tra diario personale, newsgroup e sito di informazione non sono più un affare per pochi iniziati, giornalisti o smanettoni entusiasti di tecnologia e Rete. Ormai rappresentano un fenomeno sociale che si espande a macchia d’olio come un virus, una febbre contagiosa. Che non risparmia nessuno: analisti finanziari, neurologi, ex prezzemoline televisive, preti, pescatori, onorevoli, scrittrici. Tutti vogliono avere un blog.

All’origine del boom c’è il passaparola, un meccanismo incontrollabile e libero di informazione orizzontale tipico della Rete. Ma c’è soprattutto la facilità del mezzo: per farsi un blog non serve conoscere i linguaggi di Internet, basta collegarsi a uno dei siti che offrono il servizio. In meno di cinque minuti chiunque può disporre una sua pagina web personale sulla quale pubblicare in tempo reale i cosiddetti “post”: notizie, storie, opinioni, commenti, link. Dallo scorso 25 ottobre, data in cui (primo in Italia) il sito Splinder.it ha messo on line un programma che consente a chiunque di creare in poche mosse uno spazio virtuale proprio e autonomamente gestito, sono nati 1.100 nuovi blog e il traffico di contatti sul sito registra un incremento del 20-30 per cento ogni giorno. Situazione analoga per Clarence che ha debuttato con un servizio simile (Clarence Free Blog) il 18 dicembre, e che, due giorni dopo, ne ospitava già 250. Presto anche il portale Kataweb offrirà ai suoi visitatori la possibilità di costruirsi un blog. E tutti vogliono averne uno: la valanga è solo all’inizio e sconta in Italia un ritardo di quasi due anni rispetto agli Stati Uniti, in cui l’esplosione ebbe inizio già nel 2000. Già, ma una volta conquistato il proprio spazio globale sulla rete, che cosa ci si mette dentro? A cosa serve avere un blog, a parte soddisfare la propria vanità personale? A tutto, o quasi. C’è, ad esempio, il parlamentare che lo usa per dialogare con il suo collegio, mostrando agli elettori quanto è bravo e quanto lavora, come il forzista Antonio Palmieri, che offre online la cronistoria, caffè e spuntini compresi, delle sue giornate in Parlamento. Ci sono i militanti di partito (come i diessini di Modena: dsmodena) che propongono weblog collettivi sperando di fare campagna elettorale. C’è il fanatico di pesca con esche artificiali Michele Marziani che rivela quali sono i suoi torrenti preferiti per portare a casa tante grasse trote. Ma ci sono anche gli Gli Amici del Prosecco, un gruppo di buontemponi goliardi e golosi che si scambiano appuntamenti per cicchetti e “prosecco hour”.

Una fonte d’ispirazione non secondaria, nel mondo dei blog, è la fede in Dio. Così, per esempio, si trova il giovane diacono tecnologicizzato, don Daniele D’Evia, che aggiorna il suoPortale Cattolicoda Taranto, aggiungendo giorno per giorno post di commento ai messaggi del papa, notizie di avvenimenti religiosi, ma anche informazioni dal mondo del volontariato. Meno smaliziato tecnicamente, ma più genuino Don Rosario che, in un paese vicino a Cefalù, in Sicilia, pubblica, dal suo pulpito virtuale, preghiere e le riflessioni che riserva ai fedeli nell’omelia del giorno. Menorah invece è un weblog collettivo, aperto a tutti, in cui si discute di identità ebraica e si cerca un dialogo con gli arabi. Poi ci sono i buddisti. Un blog, anzi “un postmoderno Zibaldone”, come lei lo definisce, lo ha aperto pure Sonia Cassiani, fanciulla bionda ed eterea, già assidua e logorroica ospite del salotto di Maurizio Costanzo. Colta al volo la libertà di parola di cui si gode nella zona franca dei weblog, la oggi “blogorroica” Cassiani non s’è fatta sfuggire l’occasione per tornare a fare la tuttologa, anche se per una platea fatta di naviganti e non più di telespettatori.

Del resto siamo nella blogosfera, nell’Internet di parole, dove poco importa di immagini, animazioni e flash. Dove ogni voce ha la stessa dignità, ogni argomento si pone sullo stesso livello, ogni commento è lecito. Il nuovo taglio di Nicole Kidman segnalato su un blog dedicato ai capelli vale il resoconto della manifestazione contro il ponte sullo Stretto pubblicato da "Never Under The Bridge", pagina di protesta contro la costruzione della grande opera tra Sicilia e Calabria.
C’è anche il sesso nei blog, naturalmente, ma è piuttosto soft e legato a comunità particolari e numerose, come quella degli amanti del bondage, che si scambiano in linea storie ed esperienze. Intanto, i 3 mila e più blog italiani rivelano un mondo in continua espansione. Queste cifre, destinate ad aumentare nei prossimi mesi, farebbero pensare a nuove, redditizie, potenzialità della Rete. Anche se, per adesso, nessuno ha capito come si guadagna con i weblog. Splinder, che nasce da una costola di Bloggando, il motore di ricerca dei blog italiani, vive grazie al lavoro notturno e alla passione di un gruppo di trentenni che non hanno deciso se trasformare il loro passatempo in un lavoro vero. Non è chiaro su quale punto fare leva per generare profitto; di certo i blog rappresentano una sistema di publishing agile e nuovo che potrebbe fare gola a molte aziende. Proprio dalle applicazioni aziendali potrebbero arrivare i primi guadagni. Ma è presto: in questo momento la destinazione principale dei weblog è amatoriale. Anche Clarence, portale on line dal 1996 con 100 milioni di pagine visitate al mese, si mantiene fedele a questo spirito, come spiega Gianluca Neri, ex di Cuore, tra i fondatori del portale:«Nell’iniziativa Free Blog non ci sono fini commerciali di vendita né statistici, volti a generare traffico».
In questo senso i blog si collocano sul versante del free Internet, dal lato opposto dell’idea di una Rete a pagamento e danno corpo, e parole, al Web libero, gratuito e privo di censure, nella pluralità e diversificazione infinita delle idee, delle opinioni, degli usi, dei costumi. I blogger vivono di scambi, discussioni, rimandi da una pagina all’altra, continue interazioni, richiami reciproci, link, attacchi personali e rappacificazioni. Luca Sofri, giornalista e autore di Wittgenstein rassegna stampa elettronica con mille lettori al giorno, commenta: «Attorno a quattro-cinque pionieri si sono andati aggregando cerchi concentrici successivi formati da altri weblog, assolutamente diversi l’uno dall’altro». Ciascuno contiene in sé un nuovo potenziale utilizzo del Web. E infatti c’è chi sul blog dà lezioni di spagnolo, inventando forse involontariamente una nuova modalità di formazione a distanza. C’è poi chi fornisce consulenze finanziarie su old e new economy, come l’analista Marco Contini e chi, come Reihnard Wilhelm Prior, neurologo tedesco di stanza a Bari per motivi coniugali, risponde su "Neurologia.it" alle domande che gli arrivano dalla Rete, approfondendo e divulgando interattivamente notizie e tematiche mediche ancora poco note.
Se il weblog è un modo per filtrare, selezionare e diffondere notizie, è anche un mezzo per aggregare una microcomunità: intorno a un leader, a un argomento, a un problema, a un luogo. Non è un caso se, da giugno dell’anno scorso a oggi, sono cresciuti anche i blog locali, quelli che nascono per parlare di un quartiere, di un paese, di una regione. Pionieri in questo ambito sono stati "Crocevia.net" , pagina milanese, "Bergamoblog" e "Pangea", blog varesino, emulati in seguito da altre comunità locali, soprattutto nel Sud. Così oggi anche Vieste, Modugno e Sibari sono in linea e utilizzano il blog come strumento di autopromozione, soprattutto turistica.

Uno strumento di semplice utilizzo e gratuito che, sottolinea la scrittrice Francesca Mazzucato, recentemente convertitasi ai blog, «sviluppa la sfida della tecnologia popolare, della Rete fatta per chi non vuole dipendere da niente».
Sull’onda dell’entusiasmo per la tecnologia facile e veloce, c’è anche chi inaugura weblog celebrativi della nascita di un pargolo, come ha fatto il padre di “Fagiolino”, tal Paolo Dall'Orso, orgoglioso neogenitore. Con spirito politico- goliardico tal Umberto Baggiani ha aperto un blog “deberlusconizzato” per farsi aiutare a costruire casa: chiede consigli e anche sottoscrizioni sul conto corrente. I blog si fanno anche per gioco. Non solo. Clarence ha inserito, tra le categorie dei blog che ospita, anche “Stranieri”, un invito all’integrazione per via mediatica. Micromarketing, promozione, proselitismo religioso, divulgazione, semplici chiacchiere, segnalazione degli scioperi nei trasporti, scambio di consulenze tecniche, gruppi di auto-aiuto: sono solo esempi di quello che si può fare con un blog. E negli Usa già si parla dei “Vlog”, cioé videoblog con filmati da scaricare, più o meno domestici o professionali.
Ma come tutte le rivoluzioni, anche quella dei blog potrebbe presto esaurirsi o istituzionalizzarsi. «Il rischio», osserva Carlo Formenti, saggista e studioso del rapporto tra nuove tecnologie e dinamiche sociali, «è quello insito nella sensazione di totale libertà e onnipotenza data dai blog. Probabilmente, come già ora accade in America, i blogger andranno incontro a censure e contraccolpi di tipo giuridico o politico».
Potrebbero arrivare querele, per esempio, o limitazioni della libertà di espressione. Le conseguenze? «Maggiore attenzione e autocensura», continua Formenti, «e poi una scrematura fisiologica (oggi circa il 60 per cento dei blog è costituito da diari personali) che eliminerà la fuffa e premierà i weblog più utili, quelli di servizio, consolidandoli su livelli di alta professionalità».

( * Fonte: L'espresso -  9 Gennaio 2003)