Nel seguito vengono riportati i primi otto
capitoletti del romanzo
1.
Il file l'ho chiamato Viola. Come lei.
Non sono il suo uomo. Non sono l'uomo che lei ama,
o ha mai amato. È entrata nel mio studio senza fare rumore, ero intento a leggere una relazione, non l'ho
sentita arrivare. Qualche secondo dopo ho avvertito una presenza, quasi contemporaneamente un profumo di donna:
l'odore della sua pelle resa umida dall'emozione. Settembre è sempre un mese foriero di cose belle per me, a
settembre sono nato, è nata la mia unica figlia, a settembre
mi sono scoperto innamorato dell'unica donna che ho
amato veramente nella mia vita. E non è la madre di
Carlotta.
Viola indossava un abito di seta bianco con dei piccolissimi fiori rossi, leggermente abbronzata, il bianco metteva
in risalto la pelle di una donna giovane.
Nessuno dei due ha parlato per lunghi minuti e non
e era imbarazzo alcuno tra noi per via di quel silenzio. Le
parole non servono quando a parlare sono gli occhi, bellissimi, neri, lucidi, le mani, la fronte, il seno e i capezzoli
turgidi appena intuiti sotto l'abito leggero, il respiro leggermente ansimante di chi è carico di ansia.
Lunghi minuti passati a guardarci senza un sorriso,
senza dire nulla, senza sfiorarci. E stato tutto molto strano, se ci ripenso, qualche secondo ancora e quel silenzio
sarebbe diventato ridicolo, invece al momento giusto lei
si è mossa, mi è venuta più vicino e ha parlato.
«Hai la notte libera per stare qui con me?»
2.
Non mi interrompere. Mai. Anche quando ti sembrerà che ti stia ponendo delle domande. E certamente tè
ne farò di domande. Ti sottoporrò i miei tanti interrogativi, ma tu non mi rispondere mai. Intesi?
Breve pausa e io ci sono cascato come un pivello.
«Sì. Intesi.»
«No. Non intesi. Mi hai risposto. Mai, per me, significa mai e basta, non mai qualche volta sì e qualche volta
no. Intesi?»
La prima volta pivello, la seconda incuriosito, un po'
scioccato da questa donna che non so se considerare pazza
oppure no, leggermente incazzato da questo modo di fare,
sostanzialmente preso da lei. Ho taciuto, seppure a bocca
aperta, perché sono riuscito a fermarmi in tempo. Lei se
ne accorta e ha sorriso.
Non ve lo descrivo il suo primo sorriso.
Mi ha sussurrato un grazie che l'ha resa di colpo vera e
assolutamente priva di qualsiasi vena di follia.
3.
Sono tre. Gli uomini che amo sono tre. Ho pensato a
lungo per decidere da quale dei tre avrei cominciato,
non sono riuscita a decidere un bei niente. Ecco, questa
è una bella cosa che devi sapere di me: sono eternamente indecisa. E al tempo stesso esageratamente impulsiva.
Per non trovarmi nella condizione di essere indecisa, il
più delle volte decido senza pensarci assolutamente su,
così, d'istinto, e non sempre sono le decisioni giuste. Lo
scopro quasi subito, ma la cosa positiva è che non rimpiango comunque di averle prese, quelle decisioni non
giuste. Trovi che sia normale?
4.
«Eh... Eccì...» Il pivello, che sarei io, ci stava ricascando
e simulò uno starnuto strategico. Mi ero salvato, per quella volta. Mi sono seduto più comodamente nella poltrona
e ho continuato a fissarla e ad ascoltare le sue parole.
5.
L'ho conosciuto a Salisburgo, ero lì da qualche giorno
per un sopralluogo al teatro che il mio studio aveva avuto l'incarico di ristrutturare. Sono un architetto. Mi
aggiravo tra i camerini, sul palco, mi sedevo al buio tra gli
spettatori ora in galleria, ora in platea, per cercare di capire. Volevo, prima di fare qualsiasi cosa, stendere
qualsivoglia progetto, entrare nello spirito di quel teatro, di
quell'austero palcoscenico, che, a pensarci ora, mi incuteva soggezione. In quei giorni in quel teatro si tenevano
delle conferenze su argomenti di storia dell'arte, pittura
e scultura, ed erano stati invitati alcuni artisti italiani tra
i più famosi. Era un'occasione ghiotta per me e tra un
progetto e l'altro trovai il tempo di seguire alcuni incontri. Avevo individuato un posto in seconda fila, piuttosto
laterale, dal quale potevo vedere molto bene le persone
sul palco e dalle quali credevo di non essere vista. Anche
perché in teatro ogni volta non c'era una sola poltrona
vuota.
Mi sono chiesta, poi, perché tra tante ragazze che lo
osannavano, che gli facevano gli occhi dolci, avesse scelto proprio me. L'ho chiesto anche a lui, ma non mi ha
mai dato una risposta. Mi avrebbe dato fastidio una risposta a quella domanda.
Il quinto giorno era proprio lui il relatore, sapevo che
sarebbe stata una lezione interessante, è uno dei più
grandi scultori viventi. Non mi guardare in quel modo,
se ti dico questo devi credermi. Arrivai qualche minuto
prima del solito e nel teatro c'era ancora un piacevole silenzio, che di lì a poco sarebbe stato rotto dalle voci
stridule degli studenti universitari che partecipavano a questi incontri. Il mio posto era libero, mi avvicinai e trovai
sulla poltrona una piantina di violette e un biglietto.
6.
Il suo silenzio si prolungava, aveva lo sguardo assente, e
io ne ho approfittato per studiarla meglio. Non guardarla
meglio, ho detto proprio studiarla. Aveva una espressione
dolce sul viso, gli occhi lontani fermi a quel momento, i
pensieri rivolti a quel biglietto. Chiunque fosse lo scultore
famoso era uno che evidentemente ci sapeva fare. Ma questo quale dei tre era? Il primo, il più importante, o
l'ultimo, magari in ordine di tempo? Sospettavo fortemente
che non fosse il marito; all'anulare sinistro portava una
vera di brillanti che sentivo non appartenere allo scultore.
Chissà perché me lo immaginavo, lo scultore, più prodigo
di violette e lettere d'amore che di brillanti, forse i gioielli sarebbero arrivati con il secondo uomo. O con il terzo.
Un po' mi vergogno per queste considerazioni meschine,
forse sto sottovalutando il problema di questa donna, perché un problema ci deve pur essere se è venuta a sedersi
qui di fronte a me. In fondo non sono un frate confessore.
O forse sì.
7.
Sapevo, prima ancora di leggere le sue parole, che era
lui e che mi chiedeva un appuntamento. Alle cinque ai
giardini di Mirabell. Se non sei mai stato a Salisburgo
non puoi capire. E un posto romantico, magico, pieno
di fiori e di colori e di profumi che inebriano e stordiscono i sensi. A noi almeno è accaduto questo.
Giacomo, sì Giacomo, non fare quello sguardo allibito, si vede
che in fondo non ti colpisce più di tanto che lui sia in effetti così famoso. Lo sapevo che eri un tipo che non si
lascia impressionare da queste cose, per questo ti ho
scelto. Quella prima sera passeggiammo a lungo mano
nella mano, parlando di noi, delle nostre vite, facemmo
l'amore tutta la notte. Al mattino mi guardai allo specchio, avevo il viso gonfio di chi è sazio di baci e
tenerezze. Come forse puoi immaginare Giacomo è un uomo
con tanta esperienza, tanta storia alle spalle e ogni suo
gesto è il frutto di mille gesti passati, mille emozioni già
vissute che rendono la sua vicinanza qualcosa di speciale. Stare accanto a lui in quel letto mi faceva sentire una
che aveva ricevuto un dono. Ancora non sapevo di stare
donando a mia volta. Non mi innamorai di lui subito, e
neanche nei mesi che seguirono. Ho scoperto di amarlo
quando ho deciso di lasciarlo. E a questo punto della
mia vita mi sono davvero persa.
8.
Viola si è persa nella scoperta di amare Giacomo e io
mi stavo perdendo nelle sue parole. Questa donna ha un
modo tutto suo di raccontare, di far rivivere momenti e
sensazioni. Un modo tutto suo di tenere viva l'attenzione
di chi le sta di fronte, con un tono pacato, espressioni del
volto che cambiano così come cambiano le sensazioni che
con le parole cerca di descrivere. Non sono ancora in grado di dire se quando mi parla dei momenti più intimi
della sua relazione ci sia malizia nel tono della voce o piuttosto nel suo sguardo. O in quello sporgersi
impercettibilmente in avanti come una che sta per svelarti un segreto e
nessuno deve sentire.
[* Scrittrice esordiente - Stella Magni - Danza nella
notte - Ed.
Marsilio - pp. 155 - 12,50 euro - ISBN 88-317-8101-4 ]
«Danza nella notte»: Tutti i misteri dell'amore
di Isabella
Marchiolo*
A spiegare
l'amore ci hanno provato in tanti tra poeti e scrittori, e sul tema si cimenta
anche l'esordiente Stella Magni, che, però, con "Danza nella notte", più che
fare chiarezza, sembra voler confondere ulteriormente le idee. Quante persone si
possono amare? Quando si è davvero innamorati? Qual è il confine tra amore e
passione? Sono le domande senza risposta che la giovane Viola pone allo
psichiatra che ha scelto come confidente speciale di una vita dominata
dall'insicurezza e dal un costante senso di vuoto. Senza risposta perché, nelle
lunghe sedute notturne con il Dottore, Viola gli impone di starla ad ascoltare e
di non fare commenti. Il fascino, l'innocente malizia e il racconto di relazioni
folli e sconclusionate e di tre grandi amori finiscono per accendere nel medico
un'autentica ossessione per la paziente. I monologhi di Viola, le rivelazioni
sulla sua infanzia violata, la descrizione appassionata delle ore d'amore
vissute con i tre uomini della sua vita (il marito, l'artista Giacomo e il
misterioso A.), mettono a nudo una personalità devastata dalla paura
dell'abbandono e dal dubbio di non essere in grado di amare. La protagonista,
infatti, tradisce il marito pur dichiarandosene innamorata, è soggiogata dal
desiderio dell'aitante Francesco, e non riesce a dimenticare l'amore vissuto con
il maturo Giacomo, da lei stessa abbandonato. E nello stesso tempo Viola è una
donna libera e indipendente, che non si priva di nessun piacere e "si lascia
vivere" in un turbine di emozioni. Il pensiero di lei che accompagnerà l'uomo
per vent'anni, dopo i quali Viola, repentinamente scomparsa, si fa nuovamente
viva con la visita di una figlia che promette di svelare al dottore il vero
volto della donna, ormai cinquantenne. Lo psichiatra, nel frattempo, ha sposato
la compagna di sempre, che non ama ma che lo ha reso sereno e appagato, e,
quando Viola gli scrive, si troverà di fronte ad una scelta difficile. La
materana Stella Magni sembra essere sulla stessa lunghezza d'onda della sua
eroina Viola. La storia del libro, esordio letterario caparbiamente voluto (il
manoscritto era stato rifiutato da molte case editrici prima della proposta
della Marsilio), è un segno del destino irruente e fatalista almeno quanto la
protagonista. Ad ispirare "Danza nella notte" è stata una mostra di Giacomo
Manzù, corredata da un video che colpì l'attenzione della futura scrittrice.
Nelle immagini, il pittore passeggiava su una spiaggia e ricordava l'amore per
la seconda moglie, alla quale erano dedicate anche diverse opere. Altro input
giunse dal romanzo "Follia" di Patrick McGrath, in cui uno psichiatra discute
del senso dell'amore con la protagonista. Un sentimento che può essere compreso
solo da chi l'ha provato, e infatti Viola è un fiume in piena di parole che non
spiegano nulla e, alla fine, instillano l'incertezza persino nel compassato
psichiatra. Anche l'autrice si lascia docilmente prendere la mano dalla sua
protagonista e scrive con allegro disordine privilegiando la naturale poesia dei
sentimenti ad uno stile a tratti stucchevole. Il discrimine è l'effetto
identificazione. Chi si riconoscerà nel caotico mondo di impeto e passione di
Viola amerà il libro, gli altri lo troveranno noioso. Quanto ai dilemmi
sull'amore, "Danza nella notte" lascia aperto il più grande, rappresentato dalle
opposte scelte della donna e del dottore. Vivere la passione fino a farsi male o
preferire la quieta maturità dei sentimenti consolidati? Al lettore interpretare
chi dei due personaggi sarà, alla fine, il più felice.
[*Da Tuttoqui.it]
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