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:: Le Opinioni ::
Due interventi su due aspetti fondamentali del nostro futuro: l'informazione e le biotecnologie.
Da L'Espresso in edicola.
Un tam-tam ci salverà di Umberto Eco
Sarà fondamentale il ruolo dei nuovi media. Soprattutto Internet,
per scambiare informazioni non controllate. E influenzare il potere
Si prova sempre qualche
imbarazzo quando si viene
invitati a prefigurare eventi futuri, specialità in
cui eccellono i futurologi, quasi sempre poi smentiti dal
corso delle cose, e gli indovini, che possono permettersi di
tutto in quanto i loro responsi sono così ambigui che
i clienti creduloni riusciranno sempre ad adattarli
per il verso più conveniente. Tuttavia, nella nostra vita di tutti i
giorni, noi ci muoviamo sempre secondo tentativi
di previsione, basati su ragionamenti prudenti del tipo «se le cose
andassero avanti come stanno andando oggi, domani potrebbe succedere
che... ».
Così facciamo quando ci mettiamo in viaggio con l'impermeabile
perché se domani continuasse a piovere come piove oggi sarebbe conveniente
averlo sottomano. Ma così facciamo anche quando
riflettiamo che se il tasso di motorizzazione
continuasse a crescere col ritmo attuale (senza che
intervengano crisi petrolifere, guerre mondiali, rovinose
cadute del reddito pro capite), tra non molti anni i
centri storici e le autostrade si intaserebbero definitivamente, e
l'inquinamento atmosferico crescerebbe esponenzialmente.
Questo tipo di previsioni prudenti possono persino
servire, delineando scenari preoccupanti, a modificare
il corso delle cose. Vale a dire che si fa la
previsione proprio perché il prevedibile non si avveri. Oppure, al contrario,
proprio perché si avveri. In tal caso si passa dalla profezia al suggerimento. Pertanto
non mi pare impossibile prevedere alcuni scenari politici futuri, e
forse imminenti, a condizione che certi fenomeni attuali non subiscano
inversioni di rotta.
Il primo è il crollo definitivo della democrazia
rappresentativa. Basta considerare la situazione americana. Mi pare che
nelle ultime elezioni abbia votato meno del 30 per cento dei cittadini, ma
attestiamoci pure su una base del 50 per cento. Siccome nello scontro tra
Bush e Gore abbiamo assistito a una vittoria per lo scarto di pochi voti,
questo vuole dire che l'attuale presidente degli Stati Uniti rappresenta
soltanto il 25 per cento degli americani (e lo stesso sarebbe accaduto se
avesse vinto Gore).
Se poi si riflette sul fatto che la scelta della
minoranza che votava era praticamente limitata a due individui nominati,
sì, dalle convenzioni dei partiti (ma anche qui si trattava di una
minoranza attiva), però dopo essersi imposti grazie all'aiuto di potenze
economiche che ne sostenevano la campagna, si vede che l'elettore americano
sceglie di fatto tra due individui designati da una ristretta nomenklatura.
A questo punto qualcuno potrebbe chiedersi quale differenza ci sia col
vecchio sistema sovietico, in cui una ristretta nomenklatura sceglieva tra
due o più candidati e poi ne proponeva uno alla ratifica formale da parte
di una cosiddetta maggioranza bulgara.
Invece una differenza c'è, e
consiste nel fatto che è sbagliato identificare la democrazia con la
rappresentatività - specie se si pensa che per lungo tempo sono stati
considerati democrazie rappresentative regimi in cui l'elettorato era
selezionato per censo, o per sesso. Quello che caratterizza una democrazia
non è (o per lo meno non è soltanto) la rappresentatività, bensì la
libertà di espressione e di pressione. Gli Stati Uniti rimarrebbero una
democrazia anche se il presidente venisse tirato a sorte, perché sono un
Paese in cui vige un'ampia libertà di espressione e sulla base di questa
libertà gruppi diversissimi tra loro si costituisco-no, rispetto al
governo, in agenti di critica o sostegno e in ogni caso di influenza.
L'istituzionalizzazione delle "lobbies", che possono
rappresentare tanto i produttori di tabacco quanto le leghe antifumo, la
presenza costante di confessioni religiose, gruppi di vigilanza e sostegno
di minoranze, pacifisti o ecologisti, centri culturali e comunità
scientifiche, tutta questa circolazione di istanze non censurabili,
conferisce al sistema una patente di democraticità. Ma, se cosi è,
possiamo prevedere un futuro in cui, non solo negli Stati Uniti, la
macchina elettorale diventi meno importante e decisiva, e invece la
partecipazione politica dei cittadini si manifesti in altre forme, tra
l'altro evitando una singola convocazione quadriennale, sostituita da una
azione costante di orientamento dell'opinione pubblica e delle stesse
decisioni governative.
Come a dire, tanto per parlare di casa nostra, che
un girotondo potrebbe diventare più importante di una andata alle urne, o
un pullulare di piccole televisioni locali, su base di volontariato,
potrebbe incidere sull'andamento della cosa pubblica e sulla formazione
dell'opinione più della macchina di un partito. Questa possibilità va
tenuta presente - e qui veniamo a parlare eminentemente di casa nostra -
proprio per far fronte a un altro fenomeno preoccupante. Aristotele diceva
che tutto quello che si è verificato anche solo una volta è dunque
possibile (anche se non è detto che debba verificarsi ancora
ne-cessariamente).
Dunque nel nostro Paese si è verificato che un solo
individuo, manovrando con accortezza una propria fortuna personale, non
solo è diventato presidente del Consiglio, ma è arrivato a controllare
la totalità delle catene televisive, alcune grandi case editrici, alcuni
quotidiani e (mentre scrivo si sta consumando tra molte incertezze la
tragedia Fiat) potrebbe entro breve tempo ottenere il controllo di due fra
i tre più diffusi e autorevoli quotidiani nazionali. A quel punto si
realizzerebbe un regime di controllo quasi totale dei canali di
informazione, il che potrebbe anche permettere (lo si sta proponendo mentre
scrivo) di arrivare ad altre forme di censura, come quella esercitata da
un ministero, per definizione organo politico, sulla produzione dei libri
di testo per le scuole. Quale sarebbe uno scenario possibile?
Da un punto di
vista pessimistico si potrebbe prefigurare l'acquiescenza di gran parte
della popolazione che non troverebbe disturbante una tranquillizzante
informazione di regime. Tuttavia, e sta già succedendo, potrebbero anche
realizzarsi interessanti alternative generazionali. Già adesso i giovani
leggono assai poco i quotidiani e si dice (non posso esibire statistiche)
che si mostrano poco interessati ai telegiornali. Sta crescendo una
generazione che trova molto più eccitante andare a cercarsi le notizie su
Internet, che comunica a ritmo di tam tam attraverso la posta elettronica
(non calcolerei le "chat" che sono una forma di intossicazione per
sottosviluppati virtuali), che stabilisce contatti attraverso messaggi fatti
in casa, lungo canali associati vi non manovrabili dai centri nazionali di comunicazione.
Ed ecco che, cosi come la rappresentatività elettorale potrebbe essere sostituita da una
presenza reticolare di gruppi di pressione, si potrebbe avere una
circolazione di informazioni non controllabili e non controllate che
gradatamente occuperebbero lo spazio di persuasione una volta occupato dai
giornali e dalle televisioni. Cambierebbe il modo di fare informazione e
dunque quello di intervenire politicamente e potrebbe darsi che i grandi
dinosauri della comunicazione di massa si dimostrassero un bei giorno armi
spuntate, enormi e costosi dirigibili disertati dai viaggiatori che
avrebbero appreso a muoversi grazie ad alianti e ad aerei di piccole
dimensioni.
Come a dire: il quotidiano e la televisione per le nonne, che
per definizione sono clientela ad esaurimento, ed altri strumenti per i più
giovani. E anche da parte delle nonne, lo stesso atteggiamento di diffidenza che la maggioranza
della popolazione italiana aveva elaborato verso i quotidiani e la radio
controllati dal regime fascista. Si usava il giornale per leggere gli
annunci economici e i necrologi, la radio per ascoltare canzoni, ma le
notizie non venivano credute, e si dava maggior credito alle informazioni
mormorate bocca a bocca.
Non dico che non valga la pena di preoccuparsi se
qualcuno cerca di impadronirsi del "Corriere della Sera", ma non
sarebbe male anche prepararsi allo scenario alternativo. Al nuovo
totalitarismo non ci si oppone andando in montagna ma inserendosi "on
line". Che è poi quello che sta accadendo in Cina. Quando le cose
vanno male, i modelli si prendono dove si può.
Umberto Eco, scrittore e semiologo.
(fonte: L'Espresso - n°01/03)
Arriva l'uomo nuovo di Jeremy Rifkin
Il biotech sta producendo creature mai viste.
Modificando e mescolando il Dna. E presto
l'umanità potrà reinventare
artisticamente se stessa. Attribuendosi un potere divino.
Di recente J. Craig Venter, lo scienziato di genetica la
cui società (Celerà Genomics) è in testa alla corsa
per mappare il genoma umano, ha annunciato un piano per la creazione della prima forma di vita
artificiale in una capsula di laboratorio. Venter, che si è unito
al biologo premio Nobel Hamilton O. Smith, spera di utilizzare un
prestito del governo americano di tre milioni di
dollari per creare organismi parzialmente realizzati dall'uomo che siano in
grado di produrre idrogeno per carburante o di ridurre
diossido di carbonio nelle emissioni delle centrali
elettriche.
Alcuni scienziati si dicono preoccupati del
fatto che quanto creato in laboratorio da Venter possa
disperdersi nell'ambiente causando la rovina di interi
ecosistemi naturali. L'altra grande preoccupazione è che le conoscenze
acquisite possano finire in mano a terroristi e paesi
malintenzionati che le utilizzerebbero per la creazione di nuovi tipi di
armi batteriologiche. Venter rappresenta il nuovo
modello di biologo che si reputa non tanto un ingegnere
quanto un artista creativo, un architetto designer di ciò che questa
generazione di biologi considera come una seconda genesi,
non ispirata da una guida divina o da forze di
evoluzione naturale, ma dall'immaginazione umana.
Ironia
della sorte questo sottile cambiamento di prospettiva delle scienze
biologiche dall'ingegneria all'arte si sta riflettendo nella
stessa comunità artistica, sollevando una grave
questione: ci si chiede cioè se una nuova gestalt
sociale si stia preparando per rendere accettabile
questa nuova radicale manipolazione della natura.
Improvvisamente, artisti di tutto il mondo hanno scoperto il
Dna e lavorano nei loro studi utilizzando i taglienti
strumenti della biotecnologia come un'espressione d'arte. Un artista
americano, Eduardo Kac, ha commissionato a un gruppo
di genetisti in Francia la creazione di un coniglio transgenico di nome Alba
con un gene fluorescente proveniente dal codice
biologico di una medusa. Il coniglio, che risplende, è considerato un esempio
vivente di arte genetica.
Al momento è in tour negli
Stati Uniti una mostra dal titolo Genesis, pubblicizzata
con squilli di tromba. Come il coniglio illuminato di Kac,
molti dei lavori esposti utilizzano gli strumenti della
scienza genetica per creare rappresentazioni viventi proprio
come i loro predecessori usavano i pennelli per
realizzare i propri capolavori. Il gruppo The Cultural
Art Ensemble si esibisce in una vera e propria performance dal titolo GenTerra, in cui batteri transgenici vengono liberati
verso il pubblico. Christine Paul, curatrice del Whitney Museum of American
Art, sostiene che stiamo assistendo alla nascita di un nuovo tipo di
artista, l'artista-scienziato-ricercatore.
Secondo i
nuovi artisti biotech, mostre di questo tipo aiuteranno
il pubblico a comprendere meglio i misteri della vita e ad affrontare le
questioni scientifiche, etiche, e legali che circondano
la nuova scienza genomica. Molti degli artisti sperano che i loro lavori,
che includono ritratti fotografici prodotti digitalmente
di ibride persone-gatto e tubi di vero Dna che pendono dal soffitto,
provocheranno una risposta emotiva da parte del pubblico e obbligheranno
la gente a riflettere sulle molte implicazioni di questa nuova
scienza. Forse.
Ma è molto più probabile che la vera
conseguenza di questo tipo di mostre ed esposizioni sarà quella di
legittimare l'idea di un nuovo movimento artistico
eugenetico. La combinazione fra scienza genetica e
espressione artistica potrebbe facilitare l'accettazione da parte
dell'opinione pubblica del nuovo microbo del Dottor
Venter, cosi come degli animali donati, transgenici e chimerici e dei
bambini design. Oltre trent'anni fa, anticipando i
tempi, il premio Nobel Dottor Joshua Lederberg scrisse
della possibilità di progettare una utile proteina
sostituendo l'evoluzione con l'arte.
Le tecniche di
ricombinazione del Dna vengono sempre più considerate come gli
strumenti degli artisti dell'era postmoderna. Con le nuove tecnologie, gli
esseri umani assumono il ruolo di artisti creativi,
trasformando continuamente l'evoluzione in
opera d'arte.
Nei laboratori di tutto il mondo i ricercatori stanno già
creando nuove ibride creature mai esistite in natura prima d'ora. Gli
scienziati hanno fuso insieme gli embrioni di una pecora e di una
capra, due specie totalmente estranee fra loro, e hanno dato vita ad una
nuova creatura la "capora", un animale
chimera con la testa di una pecora e il corpo di una
capra.
Il gene antigelo di una passera di mare è stato
inserito nel codice generico di una pianta di pomodoro per
renderla resistente al freddo. Geni ormonali umani responsabili
della crescita, geni del sistema immunitario e persino geni del tessuto
cerebrale dell'uomo sono stati introdotti nel blue-print generico di embrioni
di topo. I topi, una volta maturi, manifestano nel loro corpo questi geni
umani. In particolare, i topi cui erano stati immessi i geni ormonali umani
responsabili della crescita, sono cresciuti il doppio e hanno passato il
tratto generico umano alle generazioni successive. Altri scienziati hanno
inserito il nucleo di una cellula umana in un embrione di mucca il cui nucleo
era stato rimosso nel tentativo, parzialmente riuscito, di creare un
embrione quasi-umano. Sono stati introdotti geni di ragno in embrioni di
capra e si è visto che le capre mature producono nel loro latte grandi
quantità di tela di ragno.
E sentite questa. Gli scienziati giapponesi hanno
appena annunciato che stanno progettando di utilizzare il tessuto delle
gambe e dei testicoli di un mammut per donare questa creatura estinta e
metterla in mostra in un parco naturale in Siberia. Questi esseri viventi
sono prodotti di ingegneria genetica o opere d'arte? L'ingegneria generica
come forma d'arte riassume il nuovo modo di pensare postmoderno che si è
impossessato della cultura, determinando un grande cambiamento nella nostra
percezione di ciò che significa il termine essere vivente.
Nell'arte,
nell'architettura, al cinema, in televisione, nella pop music, e nei mondi
virtuali attraverso cui sempre più spesso ci ritroviamo a viaggiare, il
nuovo mondo postmoderno è uno dei pochi a non avere limiti; un luogo in cui
passato, presente e futuro si intrecciano e si fondono, un luogo in cui la
vita è meno seria e più giocosa, un luogo in cui le regole cambiano
continuamente. La nuova era è meno costretta dal fato e dal destino e più -
aperta ad una disposizione d'animo terapeutica in cui ogni individuo è
libero di - creare e viversi tante più fantasie, esperienze e stili di
vita quanti più ne permette il tempo a disposizione.
I pos-modernisti ci
dicono che stiamo vivendo un cambiamento e stiamo passando da un'era
industriosa ad un'era creativa, un nuovo periodo storico quindi
caratterizzato non più dal rendimento produttivo ma i dall'esuberanza
artistica. i I post-modernisti non vedono la vita legata alle corazzate
regole della casualità, la considerano piuttosto un potpourri di
possibilità creative.
L'idea di verità universali è stata detronizzata e
rimpiazzata dalla nozione di opzioni emergenti e scenari probabili.
E in
questo contesto che le nuove biotecnologie assumono importanza. Nelle loro
pressoché illimitate possibilità di ricostruire e reinventare il corpo,
spostare Dna fra specie diverse, cancellare il passato genetico, e
pre-programmare il futuro genetico, i nuovi genetisti portano la biologia
della vita direttamente in linea con il nuovo spirito proteiforme. La vita, a
lungo pensata come opera di Dio, e più recentemente vista come un processo a
casaccio guidato dalla mano invisibile della selezione naturale, viene ora
ripensata e reimmaginata come uno strumento artistico dalle illimitate
possibilità.
Scrive Freeman Dyson che è impossibile stabilire limiti alla
varietà delle forme fisiche che può assumere la vita; è concepibile che
in un prossimo futuro, la vita possa evolversi, trasformarsi da carne e sangue
e incarnarsi in una nube nera interstellare o in un computer senziente. Un
crescente numero di persone già vede se stessa e il proprio essere corporale
come l'ultima opera d'arte, un progetto di metamorfosi continua che assume
nuove forme ed attributi in una ricerca senza fine di nuovi mezzi di
autoespressione.
La popolarità della chirurgia estetica, delle droghe
psicotropiche che influenzano l'umore, e delle terapie personali di ogni
tipo sono il riflesso di un nuova percezione di sé come di un'opera d'arte
non finita. Mascherate da strumenti artistici, le tecnologie di ingegneria
genetica creano l'illusione che la nuova era rappresenti in qualche modo un
rinascimento creativo, un riemergere del lato artistico dell'esperienza
umana. Piuttosto, però, le nuove tecnologie minacciano di soffocare del
tutto la sensibilità artistica.
Lo storico dell'arte Lewis Mumford ci
ricorda che l'arte è essenzialmente un espressione dell'amore, in tutte le
sue molteplici forme, in contrasto con la tecnica che ha a che vedere con
l'ampliamento del potere dell'uomo. L'ingegneria genetica rappresenta l'ultimo
ampliamento del potere dell'uomo sul processo stesso della vita. Prendere
decisioni su quali geni introdurre, ricombinare o cancellare nel tentativo di
alterare, trasformare e riprogettare se stessi e la propria progenie è
allora non tanto un'espressione artistica quanto una ricetta tecnologica.
Non
è arte, ma artificio. Ora che possiamo iniziare a reinventarci, pensiamo
erroneamente alla nuova manipolazione tecnologica come ad un atto creativo,
quando in realtà si tratta semplicemente di un insieme di scelte create in
un laboratorio e acquistate sul mercato. La rivoluzione biotech è, dopotutto,
l'ultimo terreno di gioco del consumatore che ci offre la libertà di
rimaneggiare il nostro patrimonio biologico e il resto della natura per
soddisfare qualunque capriccio ci passi per la testa. Cosa ancora più
importante, le nuove tecnologie genetiche ci conferiscono il potere divino di
scegliere i futuri biologici e la fisionomia dei tanti esseri che verranno
dopo di noi. Questa è una nuova e pericolosa forma di high-tech eugenetico
il cui freddo taglio ingegneristico è stato ammorbidito dalla guisa
dell'espressione artistica. Attenzione alle nuove creazioni del Dottor
Venter. Più che precursore di un secondo Rinascimento, si potrebbe trattare
di un riflesso del Brave New World, il mondo nuovo di cui Aldous Huxiey aveva
già parlato oltre 70 anni fa.
Jeremy Rifkin,
economista e filosofo americano, è autore
tra l'altro di "Il Secolo Biotech" (Baldini & Castoldi, 1998).Traduzione di
Rosalba Fruscalzo.
(fonte: L'Espresso - n°01/03)
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