(Si riporta nel seguito il primo capitolo "Bene e Terrore")
L'11 settembre inaugura una nuova era della storia del mondo, quella del «terrorismo globale». «Illimitato»,
come scrive Ludovico Incisa di Camerana sulla rivista «Palomar», «nei
bersagli, nei campi di battaglia, illimitato persino negli armamenti, dai più
primitivi, i temperini dei dirottatori, al possibile impiego di ordigni
sofisticati, chimici , biologici, nucleari». E' una conseguenza logica, e
direi anche prevedibile, di un movimento di globalizzazione e di
mondializzazione la cui tendenza di fondo è quella di arrivare a uno stato
unico mondiale, a un unico governo mondiale, a un'unica polizia mondiale e a un
unico tipo di individuo: il Grande Consumatore. Se lo Stato è unico ne
consegue che gli scontri violenti al suo interno non possono più essere - o
perlomeno tendono a non essere più - quelli interstatuali delle guerre
tradizionali, ma assumono necessariamente le forme del terrorismo.
Questo Stato unico mondiale non si è realizzato, per ora, in un modo compiuto,
giuridicamente precisato né tantomeno democratico - questa è l'utopia
dell'ONU, che proprio dall'11 Settembre ha ricevuto il suo colpo definitivo e
mortale - ma si è venuto formando di fatto, sia pur in modo ancora
parziale. C'è una potenza che ha l'egemonia assoluta, gli Stati Uniti, una
superpolizia costituita dalle forze militari americane e, quando occorre, dalla
NATO. Un Tribunale (che non è quello internazionale penale e permanente
dell'ONU che, boicottato dagli USA, conta meno di nulla), che si costituisce di
volta in volta come Tribunale speciale in modo che i vincitori siano
legittimati a processare e condannare i vinti, e c'è un modello economico
pervasivo, che è quello occidentale, cui, oltre agli Stati Uniti, partecipano
l'Europa, il Giappone, la Russia, presto la Cina e ogni paese industrializzato:
di fronte a un blocco di potere di questa portata, inattaccabile direttamente e
frontalmente, l'unica risposta possibile, per chi voglia contrastarlo con le
armi, non è più come un tempo, la guerra, ma il terrorismo.
Osama Bin Laden
non è che «l'ombra» dell'Occidente, è una risposta fondamentalista,
integralista, totalitaria a un sistema che, nonostante si definisca, in buona
fede, democratico e liberale, è fondamentalista, integralista, totalitario.
Perché non concepisce e non tollera «l'altro da sé» che, in un modo o
nell'altro, con le buone o con le cattive, per ragioni che di volta in volta
sono economiche o etiche o umanitarie, deve essere omologato al modello egemone
che si considera, per dirla con il Candide di Voltaire, «il migliore dei
mondi possibili». Se il nostro modello, è il migliore perché non esportarlo
e, quando è il caso, imporlo anche agli altri, andando a salvare Safia e tutte
le possibili Safia del mondo, anzi del Terzo Mondo? Il destino dell'Occidente
sembra quello di essere condannato a capovolgere, in un doloroso contrappasso,
la battuta che Goethe nel Faust mette in bocca a Mefistofele: «Io sono
lo spirito che vuole eternamente il male e opera eternamente il bene». Il
paradosso dell'Occidente è credersi il Bene, di volere eternamente il Bene e
di operare eternamente, in una sorta di eterogenesi dei fini, il Male. E il
vizio di fondo sta proprio in questa distinzione manichea fra Bene e Male e
nella pretesa prometeica di aumentare continuamente il Bene a spese del Male,
cancellandolo dalla faccia della terra, mentre nella realtà Bene e Male sono
due facce della stessa medaglia e concrescono insieme, tanto più grande è il
Bene, tanto più grande sarà il Male.
La tabe totalitaria dell'Occidente, questo vizio oscuro e incoffessato che
segna quasi tutta la sua storia, parte da lontano ed è anch'essa paradossale,
perché fu proprio il pensiero greco, che è all'origine della nostra civiltà,
il primo a riconoscere il diritto di esistenza e la dignità dell'«altro da
sé». Parte dall'evangelizzazione, cioè dall'urgenza non solo di annunciare
la «buona novella» al prossimo ma di convertirlo ad essa. C'è qui già, sia
pure in nuce, l'ambizione della reductio ad unum, dell'omologazione a
sé, dell'intero esistente, che passerà poi per l'eurocentrismo, per il
colonialismo, che si basa sulla distinzione tra culture «superiori» e
«inferiori» e il dovere delle prime di portare la civiltà, laica e
religiosa, alle seconde, per l'Illuminismo, con l'assolutizzazione della Dea
Ragione e la concezione, prettamente globalista, dell'uomo come «cittadino del
mondo», per l'internazionalismo proletario di derivazione marxista, e che si
trova infine la sua più compiuta realizzazione nel modello di sviluppo
economico e industriale attualmente egemone, di cui gli Stati Uniti sono la
punta di lancia. A questo modello è riuscito, o sta riuscendo, quello che il
cristianesimo, il colonialismo classico, il marxismo-leninismo, avevano solo
tentato: l'occupazione dell'intero pianeta.
Dio è stato sostituito dalla
ruspa. Oggi siamo tutti battezzati in un mare di cherosene.