Il colore delle lacrime
(monologo teatrale di Francesco Silvestri)
Questo mondo qua, piccerillo mio, tu non lo sai, tu non lo sai ancora, ma è
pieno di colori.
Il fuoco è rosso. Rosso e giallo.
Ma pure il sangue è
rosso.
'O primmo 'o può tuccà. 'O sicondo no. 'O sicondo fa male.
Il fuoco
è rosso e bello. 'O sanghe no.
L'acqua, invece, l'acqua pò essere d''o culore
ca vo' essa.
L'acqua tene 'e culure d''e sette Arcobaleni 'e
Babbilonia.
Delle cinque terre emerse.
L'acqua possiede tutti i colori del
mondo; tene tutt''e culure 'e ll'acqua, ll'acqua.
'E lacreme no. Pure si so'
fatte d''a stessa pasta soja, pure si pareno tali e quali all'acqua, ogne
lacrema tene nu culore d''o suojo, sultanto d''o suojo.
Quelle dell'amore so'
gocce d'oro. E luceno luceno luceno...
Jesceno redenno a uocchie chiusi.
Bellu sapore.
Sapore 'e frutta. Sapore 'e acqua 'e mare asciutta 'ncopp''a
pelle.
Acqua asciutta da magnà a mmuorze. Bellu sapore.
Tu nun 'e vulisse
fa' fernì. Fa' fernì mai.
Sapore 'e carne 'e criature. Carne 'e
latte.
Luceno luceno luceno...
Le lacrime dell'amore so' gocce
d'oro.
Chelle 'e ll'arraggia so' foglie 'ngiallute. Bruttu culore.
Tu nun
'e vulisse fa' cade' 'a copp''e rame 'e ll'alberi, nun 'e vulisse fa'
cade'...
Ma loro 'o fanno 'o stesso. Senza chiedere il permesso a
nessuno.
Parlano malamente 'e llacreme 'e ll'arraggia.
'Nganna. Alluccano.
Alluccano 'nganna e fanno male.
Bruttu culore. Foglie 'ngiallute.
Quelle
del dolore, invece, sono rosse. Le lacrime del dolore sono rosse. Rosso scuro,
comme 'o sanghe.
Jesceno â 'ntrasatta. Tiempo, troppo tiempo
durano.
Jesceno e durano, nun fernesceno cchiù.
Jesceno pe' troppo tiempo
e fernesceno â 'ntrasatta.
Jesceno. Tiempo. Fernesceno. Fernesceno â
'ntrasatta.
'O tiempo, pe' tramente, è passato.
Quelle del dolore, sono
rosse. Rosso scuro. Comme 'o sanghe.
'E llacreme del dolore 'e può tuccà.
Serve. Serve a ll'e tuccà.
La gioia, po'... 'A gioia tene lacrime verdi.
Verdi comme...
Eh..! 'E llacreme d''a gioia so' difficili a ll'e
vede'.
Chelle d''a morte so' nere. 'E llacreme d''a morte so' nere.
Ma no
pecché so' brutte. So' nere e basta.
'A vita no. 'A vita tene lacrime
bianche. Ma no pecché so' belle. So' bianche. So' bianche e basta.
Bianche
comm'a luna. Comme 'o llatte d''a matina.
Comme 'o cammese d''e 'nfermere
dint''e spitale.
Comme 'a carta d''e giurnale. Bianche.
Bianche, comme 'a
pelle d''e muorte.
Comme 'e paggine 'e nu libro ca non s'è scritto
ancora.
Bianche comme songo bianche 'e llacreme d''a vita.
Comme songo 'e
scelle 'e 'n'angiulillo. Bianche e basta.
E bianche pure comme a te, ca tieni
ll'uocchie 'e nu criaturo cu 'o mussillo.
Nun chiagnere mai. Nun chiagnere
mai cchiù. Manco p'ammore.
Manco p'ammore ja chiagnere.
[Letto su Verba
Manent (Zu) - Da Storiacce, 1995]
Giustizia e pace,
guerra e regime
In edicola l'ultimo numero di MicroMega (il n°2 del 2003). Nel seguito vedremo i contenuto in
libera sintesi.
Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che comanna;
che se scanna e che s'ammazza
a vantaggio de la razza...
o a vantaggio d'una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.
TRILUSSA
Bell'attacco di Paolo Flores d'Arcais:
Questo numero esce alla vigilia dei criminali attacchi aerei di Bush contro
la popolazione irachena...
Da solo vale i 12 euro del prezzo di MicroMega. Subito dopo parte il
"Dialogo tra due madri contro la guerra di Bush", e il dialogo
è tra Maria Latella e Veronica Berlusconi. Si avete letto bene, la moglie di
Berlusconi. Trovate l'articolo integralmente riportato su BlogOltre.
Da pagina 21 "Le menzogne della guerra preventiva" di Sergio
Givone.
No alla guerra "senza se e senza ma" significa
che peggio della guerra non c'è che la guerra - che la guerra preventiva, che
dovrebbe impedire ciò che di fatto promuove esponenzialmente, resta interna
all'orizzonte dominato dal terrorismo, di cui in fondo è una funzione.
Fra gli argomenti più triviali con i quali si tenta di screditare il vasto
movimento di opposizione alla guerra c'è quello che evoca gli spettri del
1939. Oggi come allora, si dice, il pacifismo aiuta oggettivamente le forze che
tentano di abbattere la democrazia. E dunque è conveniente, con un progetto
totalitario che minaccia non solo la nostra vita vita, ma anche l'ideale di
libertà a cui ci ispiriamo. Ciò che rende insensato il paragone, è che non
soltanto il fatto che Saddam non è Hitler, ma anche il fatto che Bush è Bush.[...]
Nella sezione "teatro civile" troviamo:
Portraits: il g8 di Genova di Massimo Calindri e Pino Petruzzelli
La tisana di tiglio di Paola Ponti
Mai Morti di Renato Sarti
Nella sezione "Occidente/Occidenti" troviamo:
- L'occidente diviso di Roberto Esposito
[...]Solo se l'Europa saprà custodire e potenziare la pluralità e la
differenza al proprio interno sarà in grado di propugnarle e difenderle fuori
di sé.
- Sotto gli occhi dell'Occidente di Angelo Bolaffi
L'Europa è una realtà storica e delle coscienze, assai
più che un dato geopolitico. E sempre meno condivide con gli Stati Uniti una
medesima "visione del mondo"
Nella sezione "fabula" troviamo:
- I confini d'Italia. Dialogo sulle leggi e i
comportamenti di Raffaele Simone
Tra afaneroprassie e faneroprassie, codice della strada e
péras, sinallagmi e bordi, Mal d'Italia e fine della rex extensa, un dialogo
tra il signor Tunc e il signor Nunc su quel che significa - e che non dovrebbe
significare - essere cittadini del Belpaese
(da leggere!)
Nella sezione "regime" troviamo:
- Il regime, anno secondo di Marco Travaglio
5 Marzo. Berlusconi e Previti chiedono alla
cassazione di trasferire a Brescia i processi Sme-Ariosto, Imi-Sir, Lodo
Mondadori, perché i girotondi e il Palavobis, ma anche il cantastorie Franco
Trincale, avrebbero "irrimediabilmente compromesso la situazione
dell'ordine pubblico e della serenità del processo".
23 Aprile. Baldassarre tranquillizza: "Biagi e
Santoro sono un patrimonio professionale del servizio pubblico[...]L'azienda
farà di tutto per non privarsi del loro apporto come giornalisti".
(per non dimenticare...)
- Cronologia dei Girotondi di Edoardo Ferrario
- L'opposizione che non c'è di Claudio Rinaldi
L'inesistente questione del carisma dei leaders, mancanza
di un minimo di populismo, aprofessionalità, incapacità di comunicare e di
imparare dai movimenti... Un decalogo per capire cosa, al vertice dell'Ulivo,
non ha funzionato e ancora non funziona, e rimediarvi. Volendo, s'intende.
1. Non abbandonare la gente
2. Lascia perdere il carisma
3. Abbi un minimo di populismo
4. Sii un po' più professionale
5. Sappi usare il parlamento
6. Vacci piano con le proposte
7. Ricordati di Prodi
8. Ama l'alleato tuo
9. Non uccidere Cofferati
10. Impara dai movimenti
- Criminalità Economica e allargamento dell'Europa di
Antonio di Pietro
L'unificazione politica del nostro continente rischia di
dare spazio al "modello Kazakistan", invece di realizzare la
democrazia liberale in tutti i paesi dell'ex impero sovietico
- Tutti i conflitti del presidente di Peter Gomez e
Marco Lillo
Invece di risolverli, Berlusconi ha moltiplicato mese dopo
mese i suoi conflitti di interessi tra un imprenditore privato e politico di
governo. Ecco una mappa provvisoria e incompleta.
-Milano Connection di Gianni Barbacetto
Paolo Borsellino fu ucciso anche perché in un'intervista
a un giornalista francese fece i nomi di Berlusconi e Del'Utri. Così dice
l'ultima sentenza per la strage di via D'Amelio (che per la stampa italiana non
esiste).
- Gli Auditel dipendenti di Massimiliano Boschi
- Il caso Greganti-Mieli di Marco Travaglio
Nella sezione "dialogo" troviamo:
- Disputa sull'occidente di Massimo fini e Furio
Colombo
Il 'vizio oscuro dell'occidente' consiste nello scarto tra
i valori che afferma e quelli che i suoi governi praticano, o è inerente alla
pretesa di universalizzare tolleranza e spirito critico?
Nella sezione "il sasso nello stagno" troviamo:
- Il logos e il raglio di Franco Cordero
Nella sezione "sinistra masochista" troviamo:
- La lezione del caso Cocilovo di Paolo Flores d'Arcais
A Palermo, partiti del centro-sinistra e movimenti hanno
deciso di candiadare un ex-sindacalista che, secondo una dettagliata sentenza
della magistratura, si vendeva gli scioperi. Alleluja.
- La sentenza Cocilovo del Tribunale di Palermo
Lettera aperta ai terroristi
Le parole, le pallottole e la cornice
di PIETRO ICHINO
Fino a un anno fa giravo
per la città soltanto in
bicicletta: con il sole, la
pioggia o la neve. Come
Marco Biagi: la bicicletta
era una delle passioni che
ci accomunavano.
Poi, una sera, a lui,
appena sceso dalla bici,
avete sparato; e a me è
stata data la scorta che—
colpevolmente — era
stata negata a lui. Da
allora non mi lasciano più
fare un metro per strada,
se non in macchina e
accompagnato dai miei
custodi armati. Ora, dai
vostri covi sembra sia
trapelato che mi avreste
posto tra i vostri bersagli
prioritari, cosicché la
scorta mi è stata
raddoppiata: per non
subire la mortificazione
che voi vorreste
riservarmi, patisco quella,
certo assai minore, di
dovermi muovere nel
traffico cittadino — io,
che odiavo muovermi in
macchina — non con una
sola macchina ma con
due.
Data l'alternativa, non mi
lamento. Resta il fatto che
questa condizione di
bersaglio in cui mi avete
posto fa di me in qualche
misura una vostra vittima.
In misura minima,
beninteso; ma sufficiente
perché io possa rivolgermi
a voi a nome di tutte le
vostre vittime, passate e
future. Anche a loro
nome, ho alcune cose da
dirvi.
Potreste obiettarmi che voi
non avete alcun interesse
ad ascoltarci, ma solo a
spararci. Capisco. Però,
anche solo questa
obiezione costituirebbe un
primo scambio di idee, per
quanto rudimentale;
sarebbe dunque una pur
minuscola cornice di
umanità, in cui l'atto dello
sparo che vi sta tanto a
cuore si inserirebbe. Anche
solo un embrionale
scambio di idee
implicherebbe che ci
riconoscete come persone è
non come cose. Il
problema, del resto, si pone
anche dal nostro lato: voi,
per noi, ora siete soltanto
una cosa, al più un volto
coperto e una canna di
pistola puntata. Non
riusciamo a pensare a voi
se non come a entità aliene,
con cui è possibile la sola
interazione mortale: conta soltanto chi spara per primo.
Per questo aspetto, il
rapporto tra noi e voi non
costituisce un'eccezione.
In tante altre situazioni si
fronteggiano individui,
gruppi, nazioni, che non
si riconoscono e non
comunicano: gli uni sono
per gli altri degli alieni
spaventosi, con i quali il
solo problema è riuscire a
sparare per primi. Anche
lì manca la cornice. Ne
avrebbero bisogno i
rapporti tra Occidente e
Islam, tra israeliani e
palestinesi, tra americani
e iracheni.
Avrebbero gran bisogno
di una cornice, fatta di
un'idea condivisa dello
Stato di diritto, anche i
rapporti tra maggioranza
e opposizione in questo
nostro disgraziato Paese.
Avrebbero bisogno di una
cornice i rapporti tra i
sindacati: quel minimo di
comune sentire e di
semplici procedure che
consentisse loro di
riconoscersi
reciprocamente come
maggioranza e
minoranza, senza che
ciascuno pretenda di «far
fuori» gli altri.
Fra voi terroristi e noi
vostre vittime designate,
più o meno protette,
basterebbe anche molto
meno per fare un passo
avanti importante:
basterebbe smettere di
considerarci
reciprocamente come idee
astratte, come alieni.
Dateci un segno, anche
solo per dirci che tutto
questo discorso vi fa
schifo. Guardiamoci negli
occhi, anche soltanto per
un attimo. Sappiamo che
noi non possiamo
pretendere di conoscere i
vostri coniugi, i vostri
figli; ma voi potete
guardare in faccia i nostri:
fatelo. Se poi,
ciononostante, riterrete
ancora di colpire, fatelo
come lo ha fatto Caino con
Abele, litigando con lui,
maledicendolo; ma non
come si ammazza un topo
o un cane randagio.
Se invece, a quel punto,
non ve la sentirete più di
sparare, vorrà dire che si
sarà creata intorno a noi e
voi una cornice più
consistente del previsto.
Avremo creato davvero
qualche cosa di nuovo; una
cosa per la quale – pensate un po' che
paradosso – vale persino la
pena di morire.
[dal Corriere della Sera del 27/2/2003]