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[«B] noblogo
 il ventitré marzo duemilatre


Il colore delle lacrime
(monologo teatrale di Francesco Silvestri)

Questo mondo qua, piccerillo mio, tu non lo sai, tu non lo sai ancora, ma è pieno di colori.
Il fuoco è rosso. Rosso e giallo.
Ma pure il sangue è rosso.
'O primmo 'o può tuccà. 'O sicondo no. 'O sicondo fa male.
Il fuoco è rosso e bello. 'O sanghe no.
L'acqua, invece, l'acqua pò essere d''o culore ca vo' essa.
L'acqua tene 'e culure d''e sette Arcobaleni 'e Babbilonia.
Delle cinque terre emerse.
L'acqua possiede tutti i colori del mondo; tene tutt''e culure 'e ll'acqua, ll'acqua.
'E lacreme no. Pure si so' fatte d''a stessa pasta soja, pure si pareno tali e quali all'acqua, ogne lacrema tene nu culore d''o suojo, sultanto d''o suojo.
Quelle dell'amore so' gocce d'oro. E luceno luceno luceno...
Jesceno redenno a uocchie chiusi. Bellu sapore.
Sapore 'e frutta. Sapore 'e acqua 'e mare asciutta 'ncopp''a pelle.
Acqua asciutta da magnà a mmuorze. Bellu sapore.
Tu nun 'e vulisse fa' fernì. Fa' fernì mai.
Sapore 'e carne 'e criature. Carne 'e latte.
Luceno luceno luceno...
Le lacrime dell'amore so' gocce d'oro.
Chelle 'e ll'arraggia so' foglie 'ngiallute. Bruttu culore.
Tu nun 'e vulisse fa' cade' 'a copp''e rame 'e ll'alberi, nun 'e vulisse fa' cade'...
Ma loro 'o fanno 'o stesso. Senza chiedere il permesso a nessuno.
Parlano malamente 'e llacreme 'e ll'arraggia.
'Nganna. Alluccano. Alluccano 'nganna e fanno male.
Bruttu culore. Foglie 'ngiallute.
Quelle del dolore, invece, sono rosse. Le lacrime del dolore sono rosse. Rosso scuro, comme 'o sanghe.
Jesceno â 'ntrasatta. Tiempo, troppo tiempo durano.
Jesceno e durano, nun fernesceno cchiù.
Jesceno pe' troppo tiempo e fernesceno â 'ntrasatta.
Jesceno. Tiempo. Fernesceno. Fernesceno â 'ntrasatta.
'O tiempo, pe' tramente, è passato.
Quelle del dolore, sono rosse. Rosso scuro. Comme 'o sanghe.
'E llacreme del dolore 'e può tuccà. Serve. Serve a ll'e tuccà.
La gioia, po'... 'A gioia tene lacrime verdi. Verdi comme...
Eh..! 'E llacreme d''a gioia so' difficili a ll'e vede'.
Chelle d''a morte so' nere. 'E llacreme d''a morte so' nere.
Ma no pecché so' brutte. So' nere e basta.
'A vita no. 'A vita tene lacrime bianche. Ma no pecché so' belle. So' bianche. So' bianche e basta.
Bianche comm'a luna. Comme 'o llatte d''a matina.
Comme 'o cammese d''e 'nfermere dint''e spitale.
Comme 'a carta d''e giurnale. Bianche.
Bianche, comme 'a pelle d''e muorte.
Comme 'e paggine 'e nu libro ca non s'è scritto ancora.
Bianche comme songo bianche 'e llacreme d''a vita.
Comme songo 'e scelle 'e 'n'angiulillo. Bianche e basta.
E bianche pure comme a te, ca tieni ll'uocchie 'e nu criaturo cu 'o mussillo.
Nun chiagnere mai. Nun chiagnere mai cchiù. Manco p'ammore.
Manco p'ammore ja chiagnere.

[Letto su Verba Manent (Zu) - Da Storiacce, 1995]


[«B] noblogo
 il venti marzo duemilatre


Statistiche

Sul Financial Times, giornale economico di Londra, si riassumevano  ieri i risultati degli studi compiuti sui caduti iracheni della Prima Guerra del Golfo, nel 1991. In 42 giorni 100 mila soldati «di Saddam» furono uccisi e 300 mila feriti, affermò a maggio il Pentagono avvertendo che il margine di errore era del 50%. La Us Air Force nel 1993 valutò i morti in 12 mila. Gli esperti polemizzano ancora: dividendo le tonnellate di bombe e missili lanciati (88 mila) per 12 mila morti, di arriverebbe a 7 tonnellate di esplosivo per uccidere un nemico. Poco economico.

Fronte interno

I sondaggi tra gli americani dicono che l'appoggio alla guerra è salito al 71%. Ma l'economista Paul Krugman in un commento sul New York Times ammonisce che «la potenza militare non sostituisce la credibilità», sia all'interno che nei rapporti internazionali.

[letto sul Corriere della Sera di oggi]


[«B] noblogo
 il sedici marzo duemilatre


Giustizia e pace, guerra e regime

In edicola l'ultimo numero di MicroMega (il n°2 del 2003). Nel seguito vedremo i contenuto in libera sintesi.

Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che comanna;
che se scanna e che s'ammazza
a vantaggio de la razza...
o a vantaggio d'una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.


TRILUSSA

Bell'attacco di Paolo Flores d'Arcais:

Questo numero esce alla vigilia dei criminali attacchi aerei di Bush contro la popolazione irachena...

Da solo vale i 12 euro del prezzo di MicroMega. Subito dopo parte il "Dialogo tra due madri contro la guerra di Bush", e il dialogo è tra Maria Latella e Veronica Berlusconi. Si avete letto bene, la moglie di Berlusconi. Trovate l'articolo integralmente riportato su BlogOltre.

Da pagina 21 "Le menzogne della guerra preventiva" di Sergio Givone.

No alla guerra "senza se e senza ma" significa che peggio della guerra non c'è che la guerra - che la guerra preventiva, che dovrebbe impedire ciò che di fatto promuove esponenzialmente, resta interna all'orizzonte dominato dal terrorismo, di cui in fondo è una funzione.

Fra gli argomenti più triviali con i quali si tenta di screditare il vasto movimento di opposizione alla guerra c'è quello che evoca gli spettri del 1939. Oggi come allora, si dice, il pacifismo aiuta oggettivamente le forze che tentano di abbattere la democrazia. E dunque è conveniente, con un progetto totalitario che minaccia non solo la nostra vita vita, ma anche l'ideale di libertà a cui ci ispiriamo. Ciò che rende insensato il paragone, è che non soltanto il fatto che Saddam non è Hitler, ma anche il fatto che Bush è Bush.[...]

Nella sezione "teatro civile" troviamo:
 Portraits: il g8 di Genova di Massimo Calindri e Pino Petruzzelli
La tisana di tiglio di Paola Ponti
Mai Morti di Renato Sarti

Nella sezione "Occidente/Occidenti" troviamo:

- L'occidente diviso di Roberto Esposito

[...]Solo se l'Europa saprà custodire e potenziare la pluralità e la differenza al proprio interno sarà in grado di propugnarle e difenderle fuori di sé.

- Sotto gli occhi dell'Occidente di Angelo Bolaffi

L'Europa è una realtà storica e delle coscienze, assai più che un dato geopolitico. E sempre meno condivide con gli Stati Uniti una medesima "visione del mondo"

Nella sezione "fabula" troviamo:

- I confini d'Italia. Dialogo sulle leggi e i comportamenti di Raffaele Simone

Tra afaneroprassie e faneroprassie, codice della strada e péras, sinallagmi e bordi, Mal d'Italia e fine della rex extensa, un dialogo tra il signor Tunc e il signor Nunc su quel che significa - e che non dovrebbe significare - essere cittadini del Belpaese

(da leggere!)

Nella sezione "regime" troviamo:

- Il regime, anno secondo di Marco Travaglio

5 Marzo. Berlusconi e Previti chiedono alla cassazione di trasferire a Brescia i processi Sme-Ariosto, Imi-Sir, Lodo Mondadori, perché i girotondi e il Palavobis, ma anche il cantastorie Franco Trincale, avrebbero "irrimediabilmente compromesso la situazione dell'ordine pubblico e della serenità del processo".

23 Aprile. Baldassarre tranquillizza: "Biagi e Santoro sono un patrimonio professionale del servizio pubblico[...]L'azienda farà di tutto per non privarsi del loro apporto come giornalisti".

(per non dimenticare...)

- Cronologia dei Girotondi di Edoardo Ferrario

- L'opposizione che non c'è di Claudio Rinaldi

L'inesistente questione del carisma dei leaders, mancanza di un minimo di populismo, aprofessionalità, incapacità di comunicare e di imparare dai movimenti... Un decalogo per capire cosa, al vertice dell'Ulivo, non ha funzionato e ancora non funziona, e rimediarvi. Volendo, s'intende.

1. Non abbandonare la gente
2. Lascia perdere il carisma
3. Abbi un minimo di populismo
4. Sii un po' più professionale
5. Sappi usare il parlamento
6. Vacci piano con le proposte
7. Ricordati di Prodi
8. Ama l'alleato tuo
9. Non uccidere Cofferati
10. Impara dai movimenti

- Criminalità Economica e allargamento dell'Europa di Antonio di Pietro

L'unificazione politica del nostro continente rischia di dare spazio al "modello Kazakistan", invece di realizzare la democrazia liberale in tutti i paesi dell'ex impero sovietico

- Tutti i conflitti del presidente di Peter Gomez e Marco Lillo

Invece di risolverli, Berlusconi ha moltiplicato mese dopo mese i suoi conflitti di interessi tra un imprenditore privato e politico di governo. Ecco una mappa provvisoria e incompleta.

-Milano Connection di Gianni Barbacetto

Paolo Borsellino fu ucciso anche perché in un'intervista a un giornalista francese fece i nomi di Berlusconi e Del'Utri. Così dice l'ultima sentenza per la strage di via D'Amelio (che per la stampa italiana non esiste).

- Gli Auditel dipendenti di Massimiliano Boschi

- Il caso Greganti-Mieli di Marco Travaglio

Nella sezione "dialogo" troviamo:

- Disputa sull'occidente di Massimo fini e Furio Colombo

Il 'vizio oscuro dell'occidente' consiste nello scarto tra i valori che afferma e quelli che i suoi governi praticano, o è inerente alla pretesa di universalizzare tolleranza e spirito critico?

Nella sezione "il sasso nello stagno" troviamo:

- Il logos e il raglio di Franco Cordero

Nella sezione "sinistra masochista" troviamo:

- La lezione del caso Cocilovo di Paolo Flores d'Arcais

A Palermo, partiti del centro-sinistra e movimenti hanno deciso di candiadare un ex-sindacalista che, secondo una dettagliata sentenza della magistratura, si vendeva gli scioperi. Alleluja.

- La sentenza Cocilovo del Tribunale di Palermo


[«B] noblogo
 l'undici marzo duemilatre


La nuova casa di Zia Bea!

Auguri a zia Bea e alla sua nuova casa virtuale: www.mariemarion.com
possa avere vita lunga e prosperosa... tanti figli nipoti e molto molto di più! Da noblogo con affetto.


[«B] noblogo
 il quattro marzo duemilatre


Lettera aperta ai terroristi

Le parole, le pallottole e la cornice

di PIETRO ICHINO

Fino a un anno fa giravo per la città soltanto in bicicletta: con il sole, la pioggia o la neve. Come Marco Biagi: la bicicletta era una delle passioni che ci accomunavano. Poi, una sera, a lui, appena sceso dalla bici, avete sparato; e a me è stata data la scorta che— colpevolmente — era stata negata a lui. Da allora non mi lasciano più fare un metro per strada, se non in macchina e accompagnato dai miei custodi armati. Ora, dai vostri covi sembra sia trapelato che mi avreste posto tra i vostri bersagli prioritari, cosicché la scorta mi è stata raddoppiata: per non subire la mortificazione che voi vorreste riservarmi, patisco quella, certo assai minore, di dovermi muovere nel traffico cittadino — io, che odiavo muovermi in macchina — non con una sola macchina ma con due.

 Data l'alternativa, non mi lamento. Resta il fatto che questa condizione di bersaglio in cui mi avete posto fa di me in qualche misura una vostra vittima. In misura minima, beninteso; ma sufficiente perché io possa rivolgermi a voi a nome di tutte le vostre vittime, passate e future. Anche a loro nome, ho alcune cose da dirvi. 

 Potreste obiettarmi che voi non avete alcun interesse ad ascoltarci, ma solo a spararci. Capisco. Però, anche solo questa obiezione costituirebbe un primo scambio di idee, per quanto rudimentale; sarebbe dunque una pur minuscola cornice di umanità, in cui l'atto dello sparo che vi sta tanto a cuore si inserirebbe. Anche solo un embrionale scambio di idee implicherebbe che ci riconoscete come persone è non come cose. Il problema, del resto, si pone anche dal nostro lato: voi, per noi, ora siete soltanto una cosa, al più un volto coperto e una canna di pistola puntata. Non riusciamo a pensare a voi se non come a entità aliene, con cui è possibile la sola interazione mortale: conta soltanto chi spara per primo.

 Per questo aspetto, il rapporto tra noi e voi non costituisce un'eccezione. In tante altre situazioni si fronteggiano individui, gruppi, nazioni, che non si riconoscono e non comunicano: gli uni sono per gli altri degli alieni spaventosi, con i quali il solo problema è riuscire a sparare per primi. Anche lì manca la cornice. Ne avrebbero bisogno i rapporti tra Occidente e Islam, tra israeliani e palestinesi, tra americani e iracheni. Avrebbero gran bisogno di una cornice, fatta di un'idea condivisa dello Stato di diritto, anche i rapporti tra maggioranza e opposizione in questo nostro disgraziato Paese. Avrebbero bisogno di una cornice i rapporti tra i sindacati: quel minimo di comune sentire e di semplici procedure che consentisse loro di riconoscersi reciprocamente come maggioranza e minoranza, senza che ciascuno pretenda di «far fuori» gli altri. 

 Fra voi terroristi e noi vostre vittime designate, più o meno protette, basterebbe anche molto meno per fare un passo avanti importante: basterebbe smettere di considerarci reciprocamente come idee astratte, come alieni. Dateci un segno, anche solo per dirci che tutto questo discorso vi fa schifo. Guardiamoci negli occhi, anche soltanto per un attimo. Sappiamo che noi non possiamo pretendere di conoscere i vostri coniugi, i vostri figli; ma voi potete guardare in faccia i nostri: fatelo. Se poi, ciononostante, riterrete ancora di colpire, fatelo come lo ha fatto Caino con Abele, litigando con lui, maledicendolo; ma non come si ammazza un topo o un cane randagio. 

Se invece, a quel punto, non ve la sentirete più di sparare, vorrà dire che si sarà creata intorno a noi e voi una cornice più consistente del previsto. Avremo creato davvero qualche cosa di nuovo; una cosa per la quale  – pensate un po' che paradosso – vale persino la pena di morire.

[dal Corriere della Sera del 27/2/2003]


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